27^ canto dell’Inferno
Il “consiglio fraudolento” di Guido da Montefeltro
Nell’ottavo cerchio dell’Inferno, Malebolge. Ottava bolgia. Il poeta sente dire da Guido da Montefeltro: «Quando mi vidi arrivato in quel periodo della mia vita in cui ciascuno dovrebbe ammainare le vele e radunare le corde, ciò che prima praticavo, in quel tempo mi dispiacque, e pentito e confessato mi feci frate; ahi sventurato infelice! e sarebbe servito. Il principe dei nuovi Farisei, avendo la guerra vicino al Laterano, e non contro i Saraceni né contro i Giudei, perché ogni suo avversario era Cristiano, e nessuno era stato all’assedio di San Giovanni d’Acri né mercante nella terra del Sultano, né considerò nel giusto valore la somma funzione né i sacri attributi propri, né verso di me quell’abito francescano che era solito consumare nelle penitenze i frati da esso rivestiti.
«Ma come Costantino chiamò Silvestro dalle grotte del Soratte a guarire dalla lebbra, così questi mi chiamò come medico a guarire dalla sua febbre di superbia; mi chiese un suggerimento, e io tacqui perché le sue parole sembrarono quelle di un uomo ebbro. Egli poi continuò a dire: “Il tuo cuore non abbia timore; ti assolvo fin d’ora, e tu consigliami a fare in modo che rada al suolo la fortezza di Palestrina. Io posso chiudere e aprire il Paradiso, come tu sai; perciò sono due le chiavi che il mio predecessore non tenne in molto pregio»”.
Appunto. Bonifacio VIII fece proprio questo. Egli si mise d’accordo con i suoi nemici Colonna, che furono perdonati; tolse loro la scomunica, promettendo di restituire loro la dignità precedente, e poi fece abbattere la rocca di Palestrina, dove si erano rifugiati dall’inizio delle ostilità, che erano insorte a seguito della mancata accettazione della sua elezione da parte dei cardinali Pietro e Jacopo Colonna, dopo che Celestino V aveva abdicato.
© LUNGA PROMESSA CON L’ATTENDER CORTO
Fonte: Enciclopedia dantesca, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1970