Dimmi se Romagnuoli han pace o guerra

27^ canto dell’Inferno.

La situazione politica della Romagna.

A Malebolge, ottavo cerchio dell’Inferno. Ottava bolgia. All’inizio del canto, il poeta viene incoraggiato da Virgilio a rispondere all’anima di Guido da Montefeltro, del quale si parlerà in altra sede. Anima che, come quella di Ulisse, è racchiusa all’interno di una fiamma, che nella bolgia sopravviene a quella dell’eroe greco.

Poco prima, infatti, Virgilio è stato interpellato in questo modo: «Se tu da poco tempo sei precipitato in questo mondo tenebroso da quella amata terra italiana da cui io porto tutta la mia colpa, dimmi se i Romagnoli sono in pace o in guerra: poiché io fui della regione montuosa là tra Urbino e il massiccio montano da cui scaturisce il Tevere».

Dante è ancora attento e chino verso il basso, quando Virgilio gli tocca leggermente il fianco, dicendo: «Parla tu; questi è italiano».

E lui, che ha la risposta già preparata, incomincia a parlare senza ritardo: «O anima che sei celata là in basso, la tua Romagna non è, e non è mai stata, senza guerra nei cuori dei suoi tiranni; ma ora in modo evidente non ve ne ho lasciata nessuna. Ravenna sta com’è stata per molti anni: l’aquila dei da Polenta la tiene sotto di sé, così che protegge Cervia con le sue ali.

«La città che già fece la lunga resistenza e la cruenta strage di Francesi, è sotto gli artigli del leone verde. E il vecchio e il giovane mastino da Verucchio, che trattarono crudelmente Montagna, trasformano i denti in succhiello là dove solevano farlo. Le città del Lamone e del Santerno sono governate dal leoncino azzurro in campo bianco, che muta fazione dall’estate all’inverno. E quella che è lambita dal Savio a lato delle mura, così come essa è situata tra il piano e l’Appennino, vive in uno stato di mezzo tra signoria e governo libero…»

Questa breve rassegna delle città romagnole operata dal poeta si sviluppa con un linguaggio fortemente allusivo, con l’utilizzo di due specie di riferimenti: le immagini tipicamente zoomorfe, che si evidenziano sulle insegne nobiliari dei tiranni, peraltro mai nominati, e quelle riguardanti i fiumi Lamone, Santerno e Savio, per designare rispettivamente le città di Faenza, Imola e Cesena.

@ DIMMI SE ROMAGNUOLI HAN PACE O GUERRA

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