E or s’accoscia e ora è in piedi stante

18^ canto dell’Inferno.

Taide.

 Nell’ottavo cerchio dell’Inferno, Malebolge. Seconda bolgia. Là dove il poeta ode da Virgilio: «Protendi lo sguardo un poco più avanti, così che tu raggiunga bene con l’occhio il volto di quella immonda e scarmigliata bagascia che si graffia là con le unghie sporche di sterco, e una volta si piega sulle cosce abbassandosi e una volta è ferma in piedi. È Taide, la prostituta che rispose al suo ganzo quando disse “Io ho grandi meriti nel tuo animo?” : “E per di più meravigliosi!”. E di questo i nostri occhi siano paghi».

Figura della letteratura latina, Taide, collocata da Dante in questa bolgia tra gli adulatori, fu protagonista della commedia di Terenzio, Eunuchus. Nella stessa, le frasi che riportiamo sotto, che il poeta parafrasò a modo suo, non furono scambiate tra la prostituta e il suo amante Trasone, ma tra questi e il mezzano Gnatone, al quale il primo chiede se Taide gli sia grata del proprio dono: una schiava.

Quindi la fonte dantesca non fu Terenzio, ma forse Cicerone e il suo De Amicitia (XXVI 98), in cui il dialogo venne riferito come esempio di adulazione senza la citazione degli interlocutori. Nel leggere Cicerone, infatti, era possibile equivocare, come accadde a Dante, che nella replica fosse deputata proprio Taide: “Magnas vero agere gratias Thais mihi? satis erat respondere magnas; ingentes inquit: semper auget adsentator id, quod is cuius ad voluntatem dicitur, vult esse magnum”. In tal caso, infatti, Thais, fungendo da soggetto, poteva essere scambiato facilmente per un vocativo, attribuendo quindi a essa la risposta.

Il Buti, uno dei primi commentatori della Commedia, peraltro menzionò il Liber Esopi di Gualtiero Anglico, dove la favola Taide e il giovane si raccontò per educare le nuove generazioni a non farsi attrarre dagli adulatori. Ciò dimostrava come fosse popolare ai tempi del poeta tale personaggio, e come fosse diventato il simbolo del peccato di adulazione.

@ E OR S’ACCOSCIA E ORA È IN PIEDI STANTE

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

 

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