12^ canto dell’Inferno.
I centauri.
Nel settimo cerchio dell’Inferno. Primo girone. Virgilio a Dante: «Quegli è Nesso, che morì per amore della bella Deianira, e rese giustizia a sé egli stesso. E quello in mezzo, che si guarda al petto, è il grande Chirone, il quale nutrì Achille; quell’altro è Folo, che fu così violento. Vanno intorno al fiume a mille a mille, scagliando frecce su ogni anima che si trae fuori con forza dal sangue più che le fu dato in sorte il proprio peccato».
Figure del mito classico, i centauri, collocati dal poeta nel primo girone di questo cerchio, furono creature mostruose le quali, per la loro essenza umana ed equina, e per la tradizione letteraria latina, che li presentava pronti alla violenza e al ladrocinio, simboleggiavano nel Medioevo “la cieca cupidigia e l’ira folle”, di cui parlava il poeta, attraverso cui si manifestava la parte peggiore del carattere umano ed esaltata la brutalità dei comportamenti.
Il progenitore dei centauri fu Issione, re tessalo dei Lapiti, il quale, ospitato nell’Olimpo, tentò di sedurre Era, la sposa di Zeus, che gli inviò prontamente una sosia di costei. Dal rapporto nacque Centauro, un ibrido tra un uomo e un cavallo. Issione fu punito, ma il figlio sopravvisse e, secondo Pindaro, si accoppiò con le giumente del Monte Pelio, generando molte creature simili a lui: appunto i centauri.
L’avvenimento cardine in cui costoro sono entrati di diritto nel mito, la Centauromachia, si ricollegava alle nozze di Piritoo, anch’esso re tessalo dei Lapiti, con Ippodamia. Invitati alla festa, essi ben presto si ubriacarono, così che uno di essi, Euritione, tentò di violentare la sposa e i compagni, per non essergli da meno, si scagliarono addosso alle altre donne. Il parapiglia che ne scaturì, al quale prese parte pure Teseo, amico dello sposo, si concluse con la loro sconfitta, ed essi furono cacciati dalla Tessaglia. Allegoricamente, non rappresentarono altro che l’umanità selvaggia, per cui la lotta alle nozze di Piritoo significò l’entrata a tutti gli effetti nel vivere civile.
@ DINTORNO AL FOSSO VANNO A MILLE A MILLE
Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970
Caro Carlo, ho ripreso ad aprire la mail e con piacere ho letto quanto da te posto.
un caro saluto
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