Sotto il governo d’un sol galeoto

8^ canto dell’Inferno.

Flegias.

Nel quinto cerchio dell’Inferno. Il poeta narra: “Una corda d’arco non scoccò mai da sé una freccia che corresse nell’aria così veloce, come io vidi piccola barca venire sull’acqua verso di noi in quel mentre, sotto la direzione di un unico traghettatore, che gridava: «Ora sei raggiunta, anima malvagia!» ”.

Figura del mito classico, Flegias, posto da Dante in questo cerchio, fu figlio di Marte e Crise e, secondo il Sapegno, “per vendicarsi di Apollo che gli aveva sedotto la figlia, diede fuoco al tempio del dio a Delfi”. Il poeta lo trasformò “in un demone con la funzione di nocchiero dello Stige e di guardiano dei dannati puniti nel quinto cerchio dell’Inferno. Viene assurto a simbolo dell’ira, perché questo peccato si traduce in un cieco impulso di vendetta e distrugge negli uomini il timore e il rispetto per la divinità. Flegias è una figura vivente dell’ira, alla quale le fonti classiche hanno dato a Dante poco più che lo spunto iniziale e il nome”, ancora il Sapegno .

Infatti, il poeta trasse le sembianze demoniache di questo personaggio in piena autonomia, visto che le citazioni provenienti dalle fonti classiche (su tutte, l’Eneide, libro VI, di Virgilio e la Tebaide, libro I, di Stazio) non lo confortarono di certo ai fini di una precisa e attendibile caratterizzazione, benché solo e squisitamente mitologica. Dunque, il Flegias dantesco nulla a che vedere con il Flegias del mito. Questi è l’unico nocchiero di una barca che attraversa lo Stige alla velocità di un freccia; così Dante descrive il suo arrivo inaspettato, anticipato da alcuni segnali luminosi lampeggianti nelle tenebre, che coprono la palude come un macabro sudario.

Durante il successivo e breve viaggio nello Stige e il violento diverbio fra il poeta e Filippo Argenti, Flegias non parla mai e ritrova la parola soltanto quando, arrivato non senza aver fatto prima un lungo giro intorno alle mura della città di Dite, avvisa i due viaggiatori che possono uscire dalla barca, essendo giunti all’ingresso. Così ci ricorderemo di lui per due sole battute: all’arrivo, quando grida all’indirizzo di Dante e Virgilio: «Ora sei raggiunta, anima malvagia!» e nel momento di congedarsi. Mera comparsa? Sì, ma molto significativa.

@ SOTTO ‘L GOVERNO D’UN SOL GALEOTO

Fonti: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

Inferno, Natalino Sapegno, La Nuova Italia Editrice 1968, 2^ edizione ricomposta

 

 

 

 

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