Di vil ciliccio mi parean coperti

13^ canto del Purgatorio

Gli invidiosi

Nella seconda cornice del Purgatorio. Dante narra: “Mi apparivano coperti di un ruvido panno, e l’uno sosteneva l’altro con la spalla, e tutti erano sostenuti dalla parete. Così i ciechi a cui manca il necessario per vivere, stanno davanti alle chiese nei giorni di indulgenze a chiedere l’elemosina, e l’uno china il capo sopra l’altro, affinché negli altri penetri immediatamente la compassione, non soltanto per il risuonare delle parole, ma per l’espressione del volto che chiede pietà non meno.

“E come ai ciechi non arriva il sole, così lì alle ombre, di cui io parlo adesso, la luce del sole non si lascia loro vedere; perché un filo di ferro buca a tutti le palpebre e le cuce così, come si fa allo sparviero irrequieto poiché non sta tranquillo. Io ritenevo, andando, di compiere una scortesia, vedendo gli altri, non essendo visto: per cui mi volsi al mio consigliere sapiente”.

Il riferimento è agli invidiosi, posti dal poeta in questa cornice, che si presenta deserta e col livido colore della pietra cruda, non avendo nulla che caratterizza quella dei superbi, istoriata com’è di numerosi ed eccelsi esempi di umiltà, sono così rappresentati dal Sapegno nella sua presentazione al canto: “Nel secondo girone del monte stanno gli invidiosi: seduti e appoggiati alla parete rocciosa, sorreggendosi a vicenda come gli orbi che stanno a mendicare sulla porta delle chiese, hanno le palpebre degli occhi cucite con un filo di ferro, al modo che allora si usava con gli sparvieri ancora selvatici per riuscire più facilmente ad addomesticarli”.

E concludeva così: “La descrizione della pena inflitta agli invidiosi è svolta con una nitidezza e una precisione minuta di disegno, che sfiora a tratti la crudeltà. L’atteggiamento, tra pietoso e distaccato (di una pietà senza simpatia), del poeta, nei riguardi di questi penitenti, si definisce nei due termini, esplicitamente dichiarati, di una compassione naturale per il modo atroce della loro pena, e di una quasi totale estraneità di Dante al sentimento che li indusse a peccare”.

© DI VIL CILICCIO MI PAREAN COPERTI

Fonti: Enciclopedia dantesca, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1970

La Divina Commedia, Purgatorio, a cura di Natalino Sapegno, La Nuova Italia Editrice, Firenze, 12^ ristampa 1979

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