15^ canto del Purgatorio.
L’angelo della misericordia.
Nella seconda cornice del Purgatorio. Il poeta narra: «Quanto spazio tra l’inizio del giorno e la fine dell’ora terza appare del globo solare che si muove di continuo similmente a un fanciullo nel suo scherzare, altrettanto appariva essere giàrimasto verso la sera; in Purgatorio era pomeriggio inoltrato, e in Terra mezzanotte. E i raggi del sole ci colpivano di fronte, perché noi avevamo così girato per il monte, che procedevamo già verso occidente, quando io mi sentii abbagliare gli occhi dalla luce riflessa assai più che prima, e le cose non conosciute mi erano motivo di stupore; per cuiio sollevai le mani all’altezza delle mie sopracciglia, e feci l’atto di ripararmi gli occhi, che riduce l’eccesso della luminosità.
“Come quando il raggio di luce da una superficie d’acqua o da uno specchio rimbalza in direzione opposta, andando su in maniera pari a quella con cui scende, e altrettanto si allontana dalla verticale perfetta per un’uguale distanza, come insegna l’esperimento e la scienza; così ebbi l’impressione di essere colpito da una luce riflessa lì davanti a me; per cui il mio sguardo fu veloce a distogliersi.
“«Caro padre, che cos’è quello al cui cospetto non posso riparare la facoltà visiva tanto che sia in grado di adempiere il proprio compito», io dissi, «e appare essere diretto verso di noi?».
“«Non ti meravigliare se ancora ti abbacinano gli angeli celesti», mi rispose: «è un inviato celeste che giunge a esortare che si salga. Presto sarà il momento che vedere queste cose non ti sarà molesto, ma ti sarà causa di piacere tanto quanto la tua disposizione naturale ti predispose a sentire»”.
“Dopo che fummo arrivati all’angelo benedetto, con voce piena di cortesia e affetto disse:
«Procedete per di qui presso una scala ancora meno ripida che le precedenti». Noi salivamo, già
allontanati di lì, e dietro fu cantato ‘Beati i misericordiosi!’, e ‘Esulta tu che vinci!’”.
@ COSÌ MI PARVE DA LUCE RIFRATTA
Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970