Noi ci appressammo, ed eravamo in parte

9^ canto del Purgatorio.

L’angelo portiere.

Nel Purgatorio. Davanti alla porta. Il poeta narra: “Noi ci avvicinammo, ed eravamo in un punto in cui là dove prima mi appariva spaccato, proprio come una crepa che divide un muro, vidi una porta, e tre gradini sottostanti per andare a essa, di colori vari, e un portiere che ancora taceva. E quando sempre più lo guardai con attenzione, lo vidi sedere sopra il gradino posto più in alto, tale nella faccia che io non ne sopportai la vista; e aveva in mano una spada sguainata, che rimandava così i raggi di luce verso di noi, che io spesso vi volgevo inutilmente lo sguardo.

“«Parlate da codesto luogo: voi che cosa desiderate?», egli iniziò a dire, «dov’è la guida? State attenti che il salire non vi sia di nocumento».

“«Una donna del Paradiso, resa edotta di queste cose», gli rispose il mio maestro, «proprio poco fa ci disse: “Dirigetevi là: lì c’è la porta” ».

“«Ed essa vi faccia progredire nella via del bene», riprese a dire il gentile portinaio: «Venite dunque davanti ai gradini sotto la nostra custodia».

“Noi giungemmo là; e il primo scalino era di marmo bianco così levigato e limpido, che io mi contemplai come in uno specchio in esso quale io appaio. Il secondo era più nero che scuro, fatto di pietra scabra e arida, screpolata per lungo e per largo. Il terzo, che poggia con la propria massa al di sopra, mi sembrava porfido, così rosseggiante come il sangue che esce fuori con forza da una vena”.

“Sopra questo teneva ambedue i piedi l’angelo di Dio che sedeva sul limitare che mi sembrava una pietra di diamante. La guida mia condusse me volenteroso su per i tre gradini, dicendo: «Prega contrito che apra la serratura della porta». M’inginocchiai devotamente davanti ai suoi piedi santi; pregai misericordia e che mi aprisse, ma prima mi battei tre volte il petto”.

@ NOI CI APPRESSAMMO, ED ERAVAMO IN PARTE

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

Tu se’ omai al purgatorio giunto

9^ canto del Purgatorio.

L’aiuto di santa Lucia.

Nel Purgatorio. In vista della porta. Dante narra: “«Non aver timore», disse il mio signore; «tranquillizzati, perché noi siamo avanti nel nostro cammino; non restringere, ma dà libero corso a ogni energia spirituale. Dopo quanto è accaduto tu sei arrivato al Purgatorio: vedi là il pendio che lo cinge intorno; vedi l’ingresso là dove il pendio appare interrotto da una spaccatura. Poco fa, nell’alba che precede il giorno, quando la tua anima dentro aveva le sue facoltà impedite dal sonno, venne una donna sopra i fiori di cui è adorno quel luogo laggiù, e disse: “Sono Lucia; permettetemi di prendere costui che dorme; così l’aiuterò nel suo cammino”. Rimasero lì Sordello e le altre anime nobili; essa ti prese tra le braccia, e quando si fece giorno, salì; e io lo seguii. Ti depose qui, ma prima gli occhi suoi belli mi resero manifesta quella fessura nel balzo; poi essa e il sonno scomparvero insieme».

“Similmente a colui che nel dubbio si accerta e che trasforma la sua paura in sicurezza, dopo che gli è stata svelata la verità, mi mutai io; e quando la guida mia mi vide senza timore, salì per il pendio, e io dalla parte posteriore verso l’alto. Lettore, tu intendi chiaramente in che modo io elevo a una maggiore dignità poetica il mio tema, e perciò non ti stupire se io lo fortifico con maggiori accorgimenti retorici”.

@ TU SE’ OMAI AL PURGATORIO GIUNTO

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970