Son le leggi d’abisso così rotte?

1^ canto del Purgatorio.

Catone l’Uticense.

Nell’Antipurgatorio. Spiaggia. I due poeti sentono dire da Catone l’Uticense: «Chi vi ha guidati, o che cosa vi fece lume, per uscire fuori della profondità della notte che causa in eterno l’oscurità della voragine infernale? Sono così infrante le leggi dell’Inferno? o in Paradiso all’antico decreto se ne è sostituito uno nuovo, dal momento che, condannati, venite al monte custodito da me?».

Marco Porcio Catone l’Uticense, posto da Dante sulla spiaggia dell’Antipurgatorio, nacque nel 95 a.C. e fu pronipote di Catone il Censore. Vissuto ai tempi di Giulio Cesare, fu un suo avversario accanito, difensore qual era delle istituzioni repubblicane da lui ritenute in grande pericolo. La letteratura dell’epoca ne fece un grande personaggio. Sallustio lo citò come alleato di Cicerone nel processo a Catilina, Seneca lo dipinse come esempio massimo di stoicismo, e Lucano nella Farsalia (IΧ, 601-602) parlò del suo comportamento valoroso nella guerra civile, descrivendolo come parens verus patriae, dignissimus aris, Roma, tuis.

Catone morì suicida a Utica nel 46 a.C. (di qui l’appellativo di Uticense), dopo la sconfitta nella battaglia di Tapso (46 a.C.), per non cadere vivo nelle mani del suo avversario, nonché quale disdegno di divenire una sorta di sopravvissuto dopo la fine temuta delle libertà repubblicane; un atto estremo che Natalino Sapegno vide come un gesto di eccezione che si giustificò in un proposito di estrema coerenza ideale e morale.

Il poeta, ispirandosi alle fonti sopra citate, ne parla diffusamente nel primo canto e nella parte finale del secondo canto del Purgatorio, elevandolo a custode del monte del Purgatorio. Per Dante, il fatto di trasformare questo personaggio da testimone della libertà politica contro la tirannide ad emblema dell’anima che cerca con la purificazione di giungere alla libertà dal peccato, fu quasi automatico, favorito soprattutto dalla caratura dello stesso, storico e pagano, d’accordo, ma chi meglio di lui avrebbe potuto vestire i panni di testimone massimo della libertà dell’anima?

Non a caso leggiamo nel Convivio (IV, ΧΧVIII, 15-19): “quale uomo terreno più degno fu di significare Iddio, che Catone?…Nel nome di cui è bello terminare ciò che de li segni de la nobilitade ragionare si convenia, però che in lui essa nobilitade tutti li dimostra per tutte etadi”.

@ SON LE LEGGI D’ABISSO COSÌ ROTTE?

Fonti: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

Purgatorio, Natalino Sapegno, La Nuova Italia Editrice 1979, 12^ ristampa

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