E perché l’usuriere altra via tene

11^ canto dell’Inferno.

L’usura.

Nel sesto cerchio dell’Inferno. Là dove il poeta sente dire da Virgilio: «La filosofia aristotelica, per chi la comprende, indica, non soltanto in un solo punto, come la natura procede dal divino intelletto e dalla sua attività; e se tu consideri attentamente la Fisica per te canonica, troverai, dopo non molte pagine, che l’operare umano, per quanto può, imita quella, come l’allievo segue il docente; così che l’operare umano è quasi nipote di Dio.

«Dalla natura e dal lavoro, se tu ti ricordi della Genesi nella parte iniziale, è necessario che l’uomo tragga i mezzi per sostentarsi e per far progredire il genere umano; e poiché l’usuraio segue un altro cammino, disprezza la natura in sé e nel suo seguace, dal momento che volge in altro la sua speranza».

L’usura fu causa di grande dolore per Dante. E il fatto che tra i secoli XIII^ e XIV^ lo status quo fosse influenzato fortemente da questo che la Chiesa riteneva un vero e proprio peccato, è dimostrato dalla copiosa letteratura teologica fiorita a quel tempo. A mo’ di esempio valga per tutti il trattato di Remigio de’ Girolami, il quale batté forte sul carattere di contrasto alla natura che l’usura comportava.

Dunque per il poeta l’usura appariva come una delle manifestazioni di un male più alto, che attraversava in modo particolare la sua epoca, ma che in realtà da sempre fa parte dell’indole umana, cioè la cupidigia. Da qui alla sua concezione sulle ‘ricchezze’ nel Convivio, parte IV^, il passo fu breve, ispirato in ciò da Aristotele.

Per lui, queste, benché lecitamente procurate, avevano un non so che d’ingiusto e di non compiuto, anche e proprio in funzione della ‘fortuna’ che determinava il loro conseguimento, tanto che non riusciva nemmeno a giustificare i proventi derivanti da una mercatantia lecita, figuriamoci quando quelli erano il frutto di un illicito procaccio, “era rapina propria di un uomo malvagio, perché l’uomo onesto mai accetterebbe un guadagno illecito”.

@ E PERCHÉ L’USURIERE ALTRA VIA TENE

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

Un pensiero su “E perché l’usuriere altra via tene

  1. come sempre dobbiamo riconoscere al sommo poeta la sua padronanza dell’immaginario sullo stato d’animo delle anime e della quotidianità del suo pensiero ed ad oggi ancor valido.

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