29^ canto del Purgatorio.
La processione mistica:
i sette candelabri, le figure in abito bianco e le sette liste luminose.
Nel Paradiso terrestre. Dante narra: “Avanzati un poco oltre, l’ampio spazio dell’aria che era ancora tra noi e loro falsificava nell’aspetto sette alberi d’oro; ma quando mi fui avvicinato così a loro, che l’oggetto sensibile comune, che trae in inganno la facoltà sensitiva, non perdeva a causa della distanza nessun suo aspetto, la facoltà che fornisce all’intelletto la materia del discorrere, comprese come essi erano candelabri, e nelle voci del canto la parola ‘Osanna‘.
“Il bell’ordine dei candelabri risplendeva nella zona soprastante assai più luminoso che la luna nella metà del suo mese nella parte centrale della notte in un cielo sereno. Io mi volsi meravigliato al buon Virgilio, ed egli mi rispose con uno sguardo non meno pieno di stupore. Dopo volsi nuovamente lo sguardo alle mirabili cose che si dirigevano verso di noi così lentamente, che sarebbero state superate da spose novelle.
“La donna mi rimproverò: «Perché ti accendi così soltanto nel desiderio delle vivide fiammelle, e non guardi ciò che le segue?». Io vidi in quel momento figure, come guide dietro a loro, seguire i candelabri, vestite in abito bianco; e in Terra non ci fui mai un tale candore. L’acqua splendeva dal lato sinistro, e rifletteva pure come uno specchio il mio fianco sinistro, se io la guardavo.
“Quando io ebbi raggiunto dalla mia sponda una tale posizione, che solo il fiume mi separava da loro, fermai i miei passi per vedere meglio, e vidi avanzare le luci dei candelabri, lasciandosi dietro il cielo dipinto, e avevano l’aspetto di liste di colore tracciate da pennelli mossi su una tela; sicché lo spazio d’aria sovrastante rimaneva cosparso di sette strisce, tutte di quei colori con cui il Sole forma l’arcobaleno e Delia l’alone”.
@ DI SOPRA FIAMMEGGIAVA IL BELLO ARNESE
Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970