27^ canto del Purgatorio.
La sosta nella notte. E il poeta sogna.
Nella settima cornice del Purgatorio. Dante narra: “La via andava su diretta attraverso la parete rocciosa in una direzione tale che io interrompevo davanti a me i raggi del sole che era già prossimo al tramonto. E facemmo esperienza di pochi gradini, quando sia io sia i miei saggi percepimmo tramontare il sole alle nostre spalle, per il fatto che l’ombra sparì. E prima che l’orizzonte fosse diventato di un solo colore in tutte le sue zone sconfinate, e la notte avesse tutte le parti a essa assegnate, ciascuno di noi si coricò su un gradino; perché la legge naturale del monte ci fiaccò la forza fisica e il piacere del salire ancora.
“Quali le capre, che sono state rapaci e petulanti sopra le sommità dei monti prima che siano sazie, stanno ruminando mansuete e silenziose all’ombra, fino a quando il sole è ardente, tenute sotto la guardia del pastore, che si è appoggiato sul bastone e concede loro un poco di riposo; e quale il mandriano che soggiorna lontano dalla sua casa, trascorre la notte paziente presso il suo gregge, vigilando affinché una fiera non lo disperda; tali eravamo tutti e tre in quel momento, io come una capra, ed essi come i pastori, protetti da una parte e dall’altra dalle alte pareti di roccia.
“Lì poteva apparire poco del cielo; ma, per quel poco, io vedevo le stelle sia più luminose sia più grandi del loro solito. Così meditando e così guardandole, mi vinse il sonno; il sonno che spesso, prima che avvenga l’evento, ha conoscenza dei fatti. Nell’ora, credo, in cui dall’oriente dapprima risplendette sul monte il pianeta Venere, che appare continuamente brillante del fuoco d’amore, avevo l’impressione di vedere in sogno una donna giovane e bella che andava raccogliendo fiori in una vasta pianura; e accompagnandosi col canto diceva: «Chiunque domandi il mio nome sappia che sono veramente Lia, e vado muovendo intorno le belle mani per confezionarmi una corona intessuta di fiori. Per compiacermi davanti allo specchio, qui mi faccio bella; ma mia sorella Rachele non si distoglie mai dalla sua contemplazione mentale, e siede sempre. Ella è desiderosa di contemplare i suoi begli occhi come io nel farmi bella con le mani; lei soddisfa la vita contemplativa, e io l’attiva»”.
@ PER PIACERMI A LO SPECCHIO, QUI M’ADDORNO
Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970