Apri a la verità che viene il petto

25^ canto del Purgatorio.

L’origine dell’essere umano, dell’anima e del corpo aereo delle ombre.

Tra la sesta e la settima cornice. Stazio a Dante: «Se l’intelletto tuo, figlio, esamina attentamente e accoglie in sé le parole mie, ti saranno luce al dubbio che tu esprimi. Il sangue che stilla puro, che poi non viene assorbito dalle avide vene, e rimane come un cibo che si toglie da una tavola, deriva dal cuore paterno la potenza formativa a tutte le membra del corpo umano, come quello che va attraverso le vene a nutrire quelle formate del corpo.

«Elaborato di nuovo, si raccoglie dov’è più conveniente tacere che parlare; e di lì in seguito stilla sopra il sangue dell’altro sesso nel recipiente naturale. Lì si riuniscono insieme l’uno e l’altro, l’uno predisposto a subire, e l’altro ad agire a causa del perfetto luogo da cui è spremuto; e, congiunto a quello, inizia a esercitare la sua operazione prima formando un coagulo, e poi dà vita a ciò che fece trasformare in materia consistente.

«Diventata un’anima la potenza formativa quale è quella di una pianta, divergente in ciò, che la prima continua a operare e la seconda è già compiuta, poi agisce tanto, che già si muove e sente, come una spugna marina; e dopo comincia a formare gli organi dei sensi di cui è il principio generativo. Una volta si allarga, figliolo, una volta si spande, la potenza che è derivata dal cuore del genitore, in cui la natura è intenta a formare tutte le parti del corpo umano.

«Ma come da feto divenga parlante, tu non lo comprendi ancora: questo è un tale argomento, che già indusse in errore uno più sapiente di te, sicché secondo il suo insegnamento separò dall’anima l’intelletto possibile, perché non vide nessun organo del corpo corrispondente a esso. Accogli la verità che sto per annunciarti; e sappi che, appena nel feto la formazione organica del cervello è arrivata al termine, il primo Motore si volge verso di lui soddisfatto sopra una così mirabile opera della natura, e v’infonde uno spirito nuovo, ricolmo di potenza intellettiva, che assimila al suo essere ciò che trova in atto nel feto, e diventa un’anima sola, che ha facoltà vegetativa e sensitiva e riflette sé stessa su sé stessa.

«E affinché provi meno stupore del mio discorso, guarda il calore del sole che diventa vino, congiunto alla linfa che stilla dai tralci della vite. Quando Lachesi non ha più lino da filare, l’anima si scioglie dal corpo, e ne porta via con sé nello stato potenziale sia le facoltà umane e sia le divine: le facoltà sprovviste di organi sono tutte quante inerti; la memoria, l’intelligenza e la volontà sono attive molto più che durante la vita.

«Senza indugio, con un mirabile impulso interno l’anima precipita a una delle sponde; lì per la prima volta comprende quale sarà la sua sorte in eterno. Appena lì uno spazio aereo la circonda, la potenza formativa irradia intorno così e come faceva nel corpo vivente. E come l’aria, quando è molto pregna di umidità, a causa del raggio di sole che si riflette su sé stesso, si abbellisce dei vari colori dell’arcobaleno; così lì si dispone lo spazio aereo circostante e secondo quella parvenza corporea che è in lui informa di sé per effetto della sua virtù l’anima che si fermò; e simile poi alla fiamma che asseconda la lingua di fuoco là dovunque si trasferisca, la sua nuova parvenza corporea segue l’anima.

«Poiché di conseguenza ha in seguito la sua visibilità, è definita ombra; e di conseguenza forma poi ogni organo di senso fino alla vista. Di conseguenza parliamo e di conseguenza noi ridiamo; di conseguenza produciamo le lacrime e i sospiri che puoi aver udito per il monte. A seconda di come ci tormentano i desideri e gli altri sentimenti, l’ombra li esprime sensibilmente; e questa è la causa del fatto di cui tu provi meraviglia».

@ APRI A LA VERITÀ CHE VIENE IL PETTO

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

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