Ecco qui Stazio; e io lui chiamo e prego

25^ canto del Purgatorio.

La magrezza dei golosi.

Tra la sesta e la settima cornice. Il poeta narra: “Era l’ora in cui il salire non consentiva indugio; perché il sole aveva lasciato il meridiano alla costellazione del Toro e la notte a quella dello Scorpione: per cui, come agisce chi non si ferma ma prosegue il suo cammino, qualsiasi cosa gli si mostri, se lo colpisce l’incitamento della necessità, così noi ci avviammo per il passaggio stretto, uno davanti all’altro inoltrandoci per la scala che a causa della strettezza obbliga coloro che salgono ad avanzare in fila.

“E quale il piccolo della cicogna che solleva l’ala per il desiderio di volare, e non si azzarda di allontanarsi dal nido, e la piega; tale ero io con il desiderio di domandare che si accendeva e si spegneva, giungendo fino al gesto che fa colui che si dispone a parlare. Il mio caro padre non tralasciò di parlare, per quanto fosse rapido l’andare; ma disse: «Distendi l’arco del dire, che hai teso fino alla punta ferrata della freccia».

“Quindi aprii tranquillamente la bocca e iniziai a dire: «Come può dimagrire un corpo in cui non si fa sentire bisogno di nutrimento?».

“«Se ti rammentassi come Meleagro si logorò al deteriorarsi di un tizzone ardente, questo non ti sarebbe così ostico», disse; «e se tu considerassi come, al vostro minimo movimento, la vostra immagine si muove rapidamente all’interno dello specchio, ciò che sembra arduo a comprendere ti sembrerebbe agevole. Ma affinché ti acquieti dentro al tuo desiderio, ecco qui Stazio; e io lo invoco e prego che adesso sia il risanatore delle piaghe della tua mente».

“«Se gli rivelo la conoscenza delle cose eterne dandogli la possibilità di vederle», rispose Stazio, «quando ci sei tu, mi sia di scusa il non poter io rifiutarmi»”.

@ ECCO QUI STAZIO; E IO LUI CHIAMO E PREGO

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

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