24^ canto del Purgatorio.
Il Dolce Stil Novo.
Nella sesta cornice del Purgatorio. Bonagiunta Orbicciani a Dante: «O fratello, adesso io intendo l’impedimento che il Notaio e Guittone e me tenne relegati al di qua del dolce modo di fare poesia non ancora tentato in arte che sento enunciare! Io intendo veramente come le vostre penne seguono strettamente le parole del dettatore che le ispira, e ciò con le nostre certo non accadde; e chi si pone a procedere nella questione, non vede altra differenza tra l’uno e l’altro stile».
Dunque parliamo del Dolce Stil Novo, solo una pennellata sulla tela, per carità, giusto per informare più che per istruire. Queste tre parole (diventate poi il manifesto di un nuovo movimento poetico, e parafrasate per comodità del lettore in ‘dolce modo di fare poesia’, con le quali il poeta, attraverso Bonagiunta Orbicciani, indica la sua nuova poesia e quella dei suoi amici) sono entrate nella storia della letteratura come il paradigma del movimento letterario toscano che rinnovò la lirica d’amore italiana sul finire del ‘200, fino allora più o meno ispirata a schemi poetici derivati da quelli occitanici.
Chiosa la Chiavacci Leonardi a tal proposito: “Il significato dei due aggettivi definitori si chiarisce alla luce di altri luoghi danteschi (soprattutto Vulg. El. I, X, 3-4 e Purg. XXVI 97-9 e 112-4) e di questo stesso contesto: dolce è riferito all’aspetto formale e indica la fusione melodica del dettato (Contini, PD II, pag. 444) a confronto con la durezza e l’asprezza dei predecessori, soprattutto guittoniani…”
L’aggettivo dolce (li dolci detti vostri di cui al verso 112 del 26^ canto) tornerà, peraltro, sempre a proposito di Dante e dei poeti suoi amici, quando incontrerà nell’ultima cornice il loro ispiratore Guido Guinizzelli, incontro che chiarirà ancor meglio il significato dello stesso. A proposito di novo, invece, sempre la studiosa citata precisa che questo è riferito “alla sostanza stessa di quelle rime, che consiste, come Dante ha detto prima e come dirà ora Bonagiunta, nel seguire fedelmente l’interna dettatura di Amore…”
@ IO VEGGIO BEN COME LE VOSTRE PENNE
Fonti: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970
Purgatorio, Anna Maria Chiavacci Leonardi, Mondadori 1994 e successive ristampe