23^ canto del Purgatorio.
Forese Donati.
Nella sesta cornice del Purgatorio. Forese Donati a Dante: «Deh, non badare alla secca scabbia che mi priva di colore la pelle, né alla mancanza di carne che io abbia; ma dimmi la verità su di te, di’ chi sono quelle due anime che ti guidano là; non restare senza che tu mi parli!».
Forese Donati, collocato dal poeta in questa cornice tra i golosi, fu figlio di Simone e fratello di Corso, il famoso capo di parte Nera, e di Piccarda, che Dante incontrerà nel cielo della Luna (3^ canto del Paradiso), nonché lontano cugino di Gemma, la moglie del poeta. Forse poco più grande di quest’ultimo, morì nel luglio del 1296.
Fu in rapporti stretti con Dante: ciò è testimoniato, oltre che da questo ricordo nel Purgatorio, da una ‘tenzone’ composta di sei sonetti, giunta fino a noi, della corrente poetica denominata comico-realistica. Detti sonetti, infarciti di ingiurie abbastanza triviali, furono scambiati tra di loro in un breve lasso di tempo in età giovanile.
Questa ‘tenzone’, in cui spesso Forese Donati viene tacciato dal poeta per goloso, non deve essere presa in senso propriamente biografico. Piuttosto il suo tono spregiudicato va riportato agli usi stilistici della corrente poetica denominata comico-realistica, in voga in quel preciso momento storico. Da quella si deduce, pertanto, che anche costui “fu un rimatore, e dedito a una vita gaudente e spendereccia (Dante lo accusa in quei sonetti di ingordigia e di furti)”, chiosa la Chiavacci Leonardi.
Dunque Forese Donati apparteneva a quella tipologia di quei giovani ricchi e viziati che furono etichettati come poeti ‘burleschi’, quali Cecco Angiolieri (che con Dante scambiò sonetti alquanto coloriti), Rustico di Filippo e Folgore da San Gimignano.
@ NON RIMANER CHE TU NON MI FAVELLE!
Fonti: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970
Purgatorio, Anna Maria Chiavacci Leonardi, Mondadori 1994 e successive ristampe