Ne li occhi era ciascuna oscura e cava

23^ canto del Purgatorio.

Arrivano i golosi.

Nella sesta cornice del Purgatorio. Il poeta narra: “Frattanto che io scrutavo il fogliame verde come è solito fare chi perde il suo tempo cercando gli uccellini, il più che padre mi diceva: «Figliolo, a questo punto vieni via di qui, perché il tempo che ci è assegnato deve essere distribuito in modo da trarne un maggior profitto». Io volsi lo sguardo, e non meno velocemente il passo, dietro ai saggi, che parlavano così, che mi rendevano il percorso di nessuna fatica. Ed ecco si udì piangere e cantare ‘Signore, aprirai le mie labbra’ in tal modo, che produsse piacere e sofferenza.

“«O caro padre, che cos’è quello che odo?», io iniziai a dire; ed egli: «Ombre che forse vanno sciogliendo il legame del loro debito verso Dio».

“Come fanno i viandanti assorti, quando raggiungono lungo la strada persone non conosciute, che si volgono a esse e non si fermano, così, con il passo più rapido del nostro, venendo dietro di noi e passando oltre una moltitudine di anime ci guardava con attenzione silenziosa e raccolta in devota preghiera. Ciascuna era colma d’ombra e scavata nelle orbite degli occhi, pallida nella faccia, e tanto scarna che la pelle si modellava sulla struttura delle ossa e da queste prendeva forma.

“Non credo che Erisitone fosse diventato così rinsecchito fino alla superficie esterna della pelle, a causa della sua fame, quando ne ebbe maggiore timore. Io dicevo dentro me stesso pensando: ‘Ecco il popolo che per fame fu costretto a cedere Gerusalemme, quando Maria mangiò il figlio!’. Le cavità degli occhi somigliavano a castoni di anelli senza pietre preziose: chi nel viso degli uomini legge ‘OMO’ senz’altro lì avrebbe visto la M”.

@ NE LI OCCHI ERA CIASCUNA OSCURA E CAVA

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

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