22^ canto del Purgatorio.
Il tiepido cristianesimo di Stazio.
Tra la quinta e la sesta cornice del Purgatorio. Stazio a Virgilio: «Tu per primo mi avviasti verso il Parnaso ad abbeverarmi alla fonte che sgorga dalle sue rupi, e fosti il primo a illuminarmi dopo Dio. Facesti come colui che cammina durante la notte, che tiene in mano la lanterna alle proprie spalle e non reca vantaggio a sé stesso, ma dietro di sé rende taluni accorti della strada, quando scrivesti: ‘Il mondo ritorna nuovo; torna la giustizia e la prima età degli uomini, e scende dal cielo una nuova progenie’.
«Per te fui un poeta, per te un cristiano: ma affinché tu comprenda meglio ciò che io delineo, chiarirò con nuovi argomenti quanto ho detto. La Terra era già tutta quanta piena della verace fede, predicata dai messaggeri del regno divino; e il tuo discorso citato poco prima si accordava ai predicatori di nuove verità; per cui io mi abituai a frequentarli. Poi mi vennero sembrando tanto santi, che, quando Domiziano li perseguitò, i loro pianti non furono senza il mio piangere; e finché io vissi, li soccorsi, e le loro rette usanze mi fecero disprezzare tutte le altre scuole religiose.
«E prima che io venissi a dire componendo versi come i Greci giungessero ai fiumi di Tebe, ebbi il battesimo; ma per viltà fui un cristiano occulto, fingendo per lungo tempo di essere pagano; e questa tiepidezza mi fece percorrere girando in cerchio la quarta cornice per più che quattro secoli. Tu dunque, che hai tolto l’ostacolo che mi celava tutto il bene di cui io parlo, finché ci resta ancora da salire, dimmi dove sono il nostro antico Terenzio, Cecilio e Plauto e Vario, se lo sai: dimmi se sono condannati alle pene eterne, e in quale cerchio».
@ PER TE POETA FUI, PER TE CRISTIANO
Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970