20^ canto del Purgatorio.
Gli esempi di povertà e di liberalità.
Nella quinta cornice del Purgatorio. Il poeta narra: “Contro una volontà meglio indirizzata al bene combatte senza successo un’altra volontà; per cui contro il mio piacere, per compiacerlo, estrassi dall’acqua la spugna non del tutto imbevuta. Mi avviai; e la mia guida si avviò per lo spazio libero proprio lungo la parete rocciosa, come si cammina sugli spalti di un castello rasente ai merli; perché gli spiriti che sciolgono in lacrime versate goccia a goccia dagli occhi il peccato che invade possedendo tutti, si avvicinano troppo fuori dell’altro lato.
“Tu sia maledetta, antica lupa, che rendi schiavi gli uomini più che tutti gli altri vizi a causa della tua fame eternamente insaziabile! O sfere celesti, dal cui ruotare si crede che dipendano i mutamenti delle condizioni umane, quando verrà colui per opera del quale questa se ne vada?
“Noi camminavamo con passi lenti e brevi, e io ero attento alle ombre, che udivo piangere e dolersi in modo angosciato; e per caso udii uno spirito davanti a noi invocare «Amata Maria!» così nel pianto come fa la donna che stia per partorire; e continuare: «Fosti tanto povera, quanto si può vedere da quel luogo che ti ospitò in cui deponesti il santo feto portato nel tuo ventre». Successivamente udii: «O valente Fabrizio, preferisti possedere virtù con povertà anziché grandi ricchezze con disonestà».
“Queste parole mi erano così gradite, che io mi feci avanti per avere conoscenza di quello spirito da cui sembravano pronunciate. Egli trattava anche della generosa donazione che Nicola fece alle fanciulle, per indurre la loro giovinezza alla rispettabile condizione morale di spose e di madri”.
@ NOI ANDAVAM CON PASSI LENTI E SCARSI
Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970