Com’io nel quinto giro fui dischiuso

19^ canto del Purgatorio.

Gli avari e i prodighi.

Nella quinta cornice del Purgatorio. Dante narra: “Quando io uscii all’aperto della quinta cornice, vidi sul ripiano di essa spiriti che piangevano, giacendo a terra tutti volti in basso. ‘La mia anima è attaccata alla terra’ udivo dire loro con sospiri così profondi, che a stento s’intendeva il discorso.

“«O spiriti destinati al Paradiso, le cui sofferenze sono rese meno penose dalla speranza di giustizia, indirizzateci verso gli alti gradini».

“«Se voi venite esenti dalla pena del giacere, e volete trovare più presto la strada, le vostre destre stiano continuamente dalla parte di fuori».

“Così pregò il poeta, e così ci fu risposto un poco davanti a noi; per cui io per mezzo delle sue parole scoprii il resto che rimaneva celato, e volsi gli occhi agli occhi del mio signore: ed egli acconsentì con un cenno compiacente a ciò che chiedevano gli occhi attraverso i quali si affaccia il desiderio.

“Dopo che io potei disporre di me a mio piacere, mi accostai e mi piegai sopra quell’anima le cui parole prima attrassero la mia attenzione, dicendo: «O spirito in cui il pianto fa maturare quello senza il quale non si può tornare a Dio, interrompi un poco per me la tua occupazione più intensa. Dimmi chi fosti e perché tenete le spalle volte in alto, e se vuoi che io ottenga qualcosa per te con preghiere da dove venni ancora vivo».

@ COM’IO NEL QUINTO GIRO FUI DISCHIUSO

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

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