18^ canto del Purgatorio.
Gli accidiosi e gli esempi di accidia punita.
Nella quarta cornice del Purgatorio. Dante narra: “La luna, tardiva a levarsi fin verso la mezzanotte, ci faceva sembrare le stelle più distanziate, diventata come un grande paiolo di rame che ancora splenda; e compiva il suo corso nel senso contrario al movimento apparente del cielo per quella parte che il sole rende del colore rosso della fiamma allorché il Romano lo vede quando tramonta fra la Sardegna e la Corsica. E quell’ombra nobile per cui Pietole è famosa più che la città di Mantova, mi aveva scaricato del peso dei miei dubbi; per cuiio, che avevo accolto la sua spiegazione chiara e facilmente intelligibile riguardo alle mie domande, stavo come chi vaneggia assonnato.
“Ma questo torpore mi fu rimosso all’improvviso da spiriti che a tergo si dirigevano già verso di noi. E quale furiosa calca un tempo videro di notte lungo le loro rive l’Ismeno e l’Asopo, soltanto che i Tebani avessero bisogno di Bacco, tale, per quello che io vidi, corre al galoppo in quel girone, di coloro che venivano, che sono stimolati alla penitenza dalla disposizione della volontà al bene e al giusto zelo. Rapidamente furono presso di noi, perché tutta quella folta schiera procedeva correndo; e due davanti gridavano piangendo: «Maria si affrettò verso la montagna; e Cesare, per assoggettare Lerida, assediò Marsiglia e poi corse in Spagna»”.
“«Presto, presto, che non si perda il tempo per un debole affetto», gridavano gli altri dietro, «affinché la cura del fare cose buone rinverdisca in noi la grazia divina»”.
@ E QUALE ISMENO GIÀ VIDE E ASOPO
Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970