Lo cielo i vostri movimenti inizia

16^ canto del Purgatorio.

Il libero arbitrio secondo Marco Lombardo.

Nella terza cornice del Purgatorio. Il poeta sente dire da Marco Lombardo: «Fratello, l’umanità è oscura moralmente, e tu provieni proprio da essa. Voi che siete vivi attribuite ogni causa soltanto all’influsso dei cieli, proprio come se con il loro movimento producessero in modo necessario la totalità dell’esistente. Se così fosse, in voi sarebbe annientato il libero arbitrio, e non vi sarebbe giustizia divina avere il premio per il bene compiuto, e il castigo per il male commesso.

«L’influsso dei cieli dà inizio ai vostri moti spirituali: non dico tutti, ma ammesso che lo dica, vi è concessa la possibilità di discernere il bene dal male, e una libera volontà; che, se sopporta la fatica nelle prime lotte contro l’influsso dei cieli, poi vince tutto, se è nutrita in modo conveniente. Voi siete sottoposti pur liberi a una forza più potente e a una natura più perfetta; e quella crea in voi l’anima razionale, di cui l’influsso dei cieli non si cura.

«Perciò, se gli uomini attuali sviano, la causa è in voi, si cerchi in voi; e io adesso te ne sarò un dimostratore verace. L’anima inesperta che nulla conosce, esce dalle mani di Colui che la contempla nell’intimità della propria mente prima che sia creata, similmente a una fanciulla che piangendo e ridendo segue come un bambino l’istinto e non la ragione, eccetto che, nata dal Creatore lieto per propria natura, si volge di buon grado a ciò che la diletta.

«Inizialmente è attratta da un piccolo bene e lo gusta; in ciò è tratta in errore, e corre dietro a esso, a meno che una guida o un freno non distolga il suo amore. Per cui fu confacente imporre una legge come freno; fu confacente avere un re, che vedesse se non altro la parte più alta della città di Dio. Le leggi ci sono, ma chi le applica? Nessuno, poiché il pontefice che serve da guida, può meditare e intendere la Sacra Scrittura, ma non ha il discernimento del bene e del male; per cui le persone, che vedono la loro guida tendere soltanto a quei beni di cui è bramosa, si appagano di quelli, e assai più non desiderano».

@ LO CIELO I VOSTRI MOVIMENTI INIZIA

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

Del mondo seppi, e quel valore amai

16^ canto del Purgatorio.

Marco Lombardo.

Nella terza cornice del Purgatorio. Marco Lombardo a Dante: «Fui della Lombardia, e fui chiamato Marco; conobbi le usanze e le umane indoli, e desiderai quell’eccellenza morale verso la quale ora ciascuno ha allentato l’arco. Per salire procedi esattamente».

Marco Lombardo, posto dal poeta in questa cornice tra gli iracondi, fu un personaggio di cui non si sa nulla se non che figura come protagonista del XLVI racconto del Novellino, in cui viene rappresentato come “savissimo uom di corte” e “povero e disdegnoso di chiedere ad altri”, e dove si cita una sua pungente risposta a tale Paolino, il quale gli rimproverava la povertà), nonché citato come “savio e valente uomo” dal Villani nella sua Cronica (VII 121), avendolo trovato a Pisa presso la corte del conte Ugolino, a cui, appena questi volle sapere che cosa ne pensasse della sua corte, avrebbe risposto: «Non vi falla altro che l’ira di Dio». Insomma, queste due fonti letterarie ci dicono che Marco fu un cortigiano dotato di moralità e di notevole intelligenza, ma non sono utili a identificare la sua origine.

Quanto a questa, soltanto a cavallo tra l’800 e il ‘900 la critica dantesca giunse alla conclusione che l’appellativo di “Lombardo”, di cui al verso 46 del 16^ canto (Lombardo fui), si riferiva alla sua origine, mentre in passato, a partire dai primi commentatori della Commedia (il Lana su tutti), si era ritenuto che tale appellativo fosse riferito al suo cognome. Chiosa la Chiavacci Leonardi: “Per essere la sua condizione in vita, e forse in qualche modo il suo carattere morale, ben simile a quella di Dante, il poeta lo introduce qui quasi come un altro se stesso a trattare di alcuni dei più importanti temi della sua meditazione: il libero arbitrio, la causa della corruzione del mondo, il rapporto tra Chiesa e Impero. Egli è quasi solo una voce (è infatti nascosto alla vista dal fumo); tuttavia il suo carattere prende un rilievo personale all’inizio e alla fine del colloquio, quasi a cornice alla parte centrale, dedicata all’enunciazione dei grandi argomenti”.

@ DEL MONDO SEPPI, E QUEL VALORE AMAI

Fonti: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

Purgatorio, Anna Maria Chiavacci Leonardi, Mondadori 1994 e successive ristampe

Io sentia voci, e ciascuna pareva

16^ canto del Purgatorio.

La preghiera degli iracondi e l’incontro con Marco Lombardo.

Nella terza cornice del Purgatorio. Il poeta narra: “Le tenebre dell’Inferno e di una notte priva di ogni astro, sotto un piccolo tratto di cielo, ottenebrata di nuvole quanto più è possibile, non fecero mai un così denso impedimento davanti ai miei occhi come quel fumo che ci avvolse lì, né così aspramente pungente quanto al sentirlo, che l’occhio non sopportò di stare aperto; per cui la mia guida sapiente e fedele mi si accostò e mi porse la spalla.

“Come un cieco segue la sua guida per non smarrirsi e per non urtare qualche cosa che gli faccia gran male, o forse lo faccia morire, così io avanzavo attraverso l’aria aspra e annerita dal fumo, ascoltando la mia guida che continuava a dire: «Sta’ attento che non tu sia separato da me». Io udivo voci, e ciascuna sembrava invocare per pace e per misericordia l’Agnello di Dio che toglie i peccati.

“I loro inizi erano soltanto ‘Agnello di Dio’; c’erano in tutti le stesse parole e lo stesso tono, sicché si manifestava tra esse una perfetta armonia. «Maestro, sono spiriti quelli che sento?», io dissi. Ed egli a me: «Tu hai colto la verità, e vanno sciogliendo il legame del peccato d’ira».

“«Ora tu chi sei che attraversi col corpo il nostro fumo, e parli di noi proprio come se dividessi tuttora il tempo in mesi?». Così fu detto da una voce; e il mio maestro disse: «Rispondi, e domanda se si sale per di qui».

“E io: «O anima che ti purifichi per rifarti bella quale eri quando fosti creata e ritornare a Colui che ti creò, sentirai narrare cose mirabili, se mi segui».

“«Io ti seguirò quanto mi è permesso», rispose; «e se il fumo non permette di vedere, l’udito ci terrà congiunti in luogo della vista».

“Quindi iniziai a dire: «Salgo con quel corpo che la morte scioglie, e giunsi qui attraverso l’Inferno. E se Dio mi ha racchiuso nella sua grazia, tanto che vuole che veda la sua corte in maniera del tutto inconsueta nel tempo moderno, non mi nascondere chi fosti prima della morte, ma dimmelo, e dimmi se procedo esattamente per il passaggio; e le tue parole saranno la nostra guida»”.

@ IO SENTIA VOCI, E CIASCUNA PAREVA

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970