14^ canto del Purgatorio.
Guido del Duca.
Nella seconda cornice del Purgatorio. Guido del Duca a Dante: «Tu vuoi che io mi lasci indurre nel rendere a te ciò che tu non vuoi rendere a me. Ma dal momento che Dio vuole che si diffonda tanto la sua grazia su di te traendone bagliori, non sarò avaro di cortesia con te; perciò sappi che io fui Guido del Duca».
Guido del Duca, posto dal poeta in questa cornice tra gli invidiosi, fu un gentiluomo romagnolo appartenente alla famiglia ravennate degli Onesti. Esponente di spicco della parte ghibellina della sua città, parente delle famiglie gentilizie dei Traversari e dei Mainardi, esercitò la funzione giudicante in diversi comuni della Romagna, e risiedette parecchio tempo a Bertinoro (ricordato da Dante nel prosieguo del canto), rinomato a causa della liberalità dei suoi signori – e forse per questo motivo, sempre nel prosieguo del canto, questo personaggio si chiederà: ”O Bertinoro, perché non ti dilegui, dal momento che la tua stirpe se n’è andata e così molte famiglie gentilizie per non essere malvagie?”.
La Chiavacci Leonardi chiosa a proposito dell’invidia e su altro: “Della sua invidia nulla si sa, se non quello che ce ne dice Dante. Ma molto probabilmente il personaggio è posto in questo cerchio per esigenze compositive; col suo compagno Rinieri, l’uno ghibellino e l’altro guelfo, egli rappresenta la nobiltà romagnola, di cui è descritto il degenerare dell’antica cortesia, a fianco del triste quadro delle corrotte città toscane (n.d.r. Guido, poco prima, si era dilungato a parlare della situazione politica di tutte le città della Toscana interessate in qualche modo dal percorso dell’Arno)”.
@ PERÒ SAPPI CH’IO FUI GUIDO DEL DUCA
Fonti: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970
Purgatorio, Anna Maria Chiavacci Leonardi, Mondadori 1994 e successive ristampe