Benignamente fu’ da lui ricolto

2^ canto del Purgatorio.

Casella.

Nell’Antipurgatorio. Spiaggia. Il poeta sente dire da Casella: «Non mi è stato fatto nessun torto, sebbene colui che accoglie quando e chi vuole, mi ha rifiutato più volte questo passaggio; perché la sua volontà si conforma a quella della giustizia divina: tuttavia da tre mesi egli ha imbarcato chi ha voluto entrare, senza suscitare dissensi. E io, che allora ero rivolto verso il tratto di mare dove le acque del Tevere da dolci diventano salate a contatto del mare, fui ricevuto da lui con affettuosa compiacenza. Adesso egli si dirige verso quella foce, poiché lì si riunisce sempre chi non scende verso l’Acheronte».

Casella, collocato da Dante nell’Antipurgatorio, sulla spiaggia tra le anime appena lì approdate, fu un musico e cantore vissuto tra il XIII e il XIV secolo e morto prima della primavera del 1300. Al riguardo, non vi sono dubbi sulla storicità di tale personaggio, che il poeta eleva a protagonista di questo canto, sebbene nulla si sappia della sua vita.

Definito dall’Ottimo commento “finissimo cantore”, fu fiorentino per Benvenuto da Imola, oltre che per il Buti, il Landino e il Vellutello, nonché per le Chiose Cassinesi, e di Pistoia secondo l’Anonimo fiorentino. Vi sono stati nel tempo altri riferimenti a personaggi con questo nome. Ne citiamo un paio, segnalati dal D’Ancona: il primo riguarda un Casella fiorentino che avrebbe fatto soggiorno a Bologna nel periodo 1284-1290, il secondo attiene a un Casella o Scarsella, citato nei registri della Biccherna di Siena, in quanto fatto oggetto di sanzione per essere stato sorpreso durante le ore notturne a gironzolare per la città dopo il terzo suono della campana comunale. Ma sembrerebbero inattendibili, perché in entrambi i casi manca la nota sulla professione da essi esercitata.

Per cui, il solo riferimento che abbia qualche attendibilità è quello costituito da una nota a margine di un madrigale di Lemmo da Pistoia, contenuta nel codice Vaticano 3214: “Et Casella diede il sono”. La qual cosa non significa di necessità, si potrebbe pensare, che il Casella dantesco mettesse in musica le canzoni di Dante, sebbene ne intoni propria una (Amor che ne la mente mi ragiona) al verso 112 del canto cui ci stiamo occupando.

@ BENIGNAMENTE FU’ DA LUI RICOLTO

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

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