E ‘l capo tronco tenea per le chiome

28^ canto dell’Inferno.

Bertran de Born.

Nell’ottavo cerchio dell’Inferno, Malebolge. Nona bolgia. Il poeta sente dire da Bertran de Born: «Ora vedi il tormento gravoso, tu che, mentre ancora respiri, vai visitando i morti: vedi se un altro è grande come questo. E affinché tu possa arrecare notizie di me, sappi che sono Bertran de Born, colui che fornì al re giovane i cattivi consigli. Io inimicai tra loro il padre e il figlio; Achitofel non fece di più riguardo ad Assalonne e David coi perfidi stimoli. Poiché io separai persone così strettamente congiunte, porto separato il mio cervello, ohimè!, dal suo inizio che è in questo busto mozzo del capo. Così si ravvisa in me il contrappasso».

Bertran de Born, posto da Dante nella nona bolgia di questo cerchio tra i seminatori di discordie e di scismi, fu il signore del castello di Hautefort nel Périgord, e visse nella seconda metà del XII^ secolo. Indiscutibilmente uno dei più importanti trovatori di lingua provenzale, fu ricordato dal poeta sia come “poeta delle armi” (De Vulgari Eloquentia, II, II, 9), sia per la sua grande liberalità e magnificenza nei costumi (Convivio, IV, XI, 14).

Da trovatore di eccellenza quale fu, le sue canzoni trattarono generalmente temi politico-militari e, nella più famosa delle stesse, Be. m platz lo gais temps de pascor, descrisse “la tragica bellezza delle battaglie, con i corpi feriti e mutilati, e i tronconi delle lance ancora confitti nei cadaveri”, secondo la Chiavacci Leonardi, confrontando tutto questo alle delizie primaverili.

Secondo una biografia dell’epoca, da feudatario del Périgord e quindi suddito di Enrico II Plantageneto, re d’Inghilterra, allora anche duca di Aquitania, indusse il figlio primogenito del re, Enrico III detto il re giovane, in quanto già incoronato durante la vita del padre, a ribellarsi contro di lui. Alla morte di lui, Bertran scrisse un’altra celebre canzone, Si tuit li dol. Da parte sua, Dante, pur attenendosi alla biografia di cui sopra, gli volle comunque conservare la dignità che lo distinse nella vita terrena, conclusa da monaco cistercense nell’abbazia di Dalon prima del 1215.

@ E ‘L CAPO TRONCO TENEA PER LE CHIOME

Fonti: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

Inferno, Anna Maria Chiavacci Leonardi, Mondadori, 1991

e successive ristampe

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