Sappi ch’i’ fui vestito del gran manto

19^ canto dell’Inferno.

Niccolò III.

Terza bolgia di Malebolge, ottavo cerchio dell’Inferno. Poco oltre l’inizio del canto, il poeta, dopo aver visto un dannato che, confitto in posizione capovolta nell’interno di un buco di forma circolare, manifesta il proprio dolore “agitandosi più che gli altri suoi partecipi della stessa sorte, e che una fiamma più viva succhia”, viene condotto da Virgilio vicino al buco, e inizia a dire:  «O chiunque tu sia che tieni la parte di sopra in basso, anima sciagurata piantata come un palo, se puoi, parla».

Il dannato in questione è Niccolò III, che con Dante intesse prima un colloquio alquanto concitato, dove, tra l’altro, confessa che sulla terra favorì i membri della sua famiglia, per finire poi investito da una violenta reprimenda da parte del poeta, con la quale questi ne approfitta per denunziare i mali della Chiesa del suo tempo.

Questo papa, al secolo Giovanni Gaetano Orsini, fu eletto al sacro soglio in età avanzata, nel 1277, per restare in carica fino al 1280, quando morì. Al momento della sua elezione, trovò una situazione politica molto complessa, a causa della diatriba tra gli Angioini e la Chiesa. Egli frenò l’influenza di Carlo I d’Angiò, cui tolse il vicariato reale della Toscana, rivendicò i diritti ecclesiastici sulla Romagna, riconosciuti da Rodolfo d’Asburgo, e fu artefice della pace di Firenze del 1280, attraverso l’intermediazione del nipote, il cardinale Malabranca, favorendo l’insediamento di un governo guelfo in città.

La simonia e il nepotismo, le due colpe di cui lo accusò il poeta, furono in verità parte preponderante della sua politica, tesa ad affrancare la Chiesa sia dagli Angioini e sia dall’Impero. Ai tempi suoi il Villani lo ricordò così: “Fu de’ primi, o primo papa, nella cui corte s’usasse palese simonia per gli suoi parenti” (Cronica VII 54).  E per quanto riguarda la citazione dantesca dell’orsa e degli orsatti, di recente il Torraca si è rifatto a Pipino (RIS IX, col.724), laddove si nominava un libello in cui il papa vi era raffigurato con un piccolo orso sulla mitra e due ai piedi.

@ SAPPI CH’I’ FUI VESTITO DEL GRAN MANTO

 

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