Poi l’addentar con più di cento raffi

21^ canto dell’Inferno.

Terza parte.

Laggiù lo gettò a caso, e si volse per il duro ponte roccioso; e non vi fu mai un segugio slegato con tanta fretta dalla catena a inseguire il ladro. Quello andò sotto la pece di un solo slancio, e riemerse ripiegato su sé stesso; ma i demoni che erano nascosti sotto il ponte, gridarono: “Qui non si fa l’ostensione del Santo Volto! qui si nuota in modo diverso che nel Serchio! Perciò, se tu desideri di non essere graffiato da noi, non uscire fuori dalla pece”.

Dopo che l’ebbero afferrato saldamente con più di cento ferri uncinati, dissero: “Qui è destino che tu muova le gambe coperto sotto la pece, così che, se puoi, arraffi di nascosto”.

Non in modo diverso i cuochi ai loro sottoposti fanno immergere la carne al centro di una grossa pentola con gli uncini, perché non emerga a galla.

Il valente maestro mi disse: “Affinché non appaia che tu ci sia, chinati giù e rannicchiati dietro una sporgenza rocciosa, in modo che abbia per te un qualche riparo; e per nessuna offesa che mi sia fatta, tu non temere, dal momento che conosco le cose, perché una prima volta fui a tale mischia”.

@ POI L’ADDENTAR CON PIÙ DI CENTO RAFFI

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