Ahi quant’elli era ne l’aspetto fero!

21^ canto dell’Inferno.

Seconda parte.

Frattanto che io guardavo intensamente laggiù, la mia guida, dicendo “Guarda, guarda!”, mi spinse ad avvicinarmi a sé dal luogo in cui io stavo. Quindi mi volsi come chi è impaziente di vedere quel che gli è utile sfuggire e a cui la paura improvvisa toglie gagliardia, che, per quanto si volti a vedere, non ritarda la partenza: e vidi dietro a noi un diavolo scuro venire correndo su per il ponte roccioso.

Ahi quanto egli era feroce nello sguardo! e quanto mi sembrava truce nel contegno, con le ali distese e leggero sopra i piedi! Un peccatore gravava con ambedue le anche sulla sua spalla, che era angolosa e sporgente, e lui a sua volta teneva stretto il collo dei piedi.

Dal nostro ponte disse: “O Malebranche, ecco uno dei reggitori del comune di Lucca! Immergetelo nella pece, mentre torno di nuovo in quella città, che ne è molto provveduta: ognuno vi è barattiere, eccetto che Bonturo; del no, in cambio di denaro, vi si fa sì”.

@ AHI QUANT’ELLI ERA NE L’ASPETTO FERO!

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