Ma dimmi, de la gente che procede

20^ canto dell’Inferno.

Sesta parte.

E io: “Maestro, i tuoi argomenti mi danno un così sicuro affidamento di verità e si conquistano così la mia fiducia, che gli altri mi sembrerebbero inefficaci. Ma dimmi, dei dannati che avanzano, se tu ne vedi qualcuno meritevole di essere notato; perché solo a ciò torna continuamente a dirigersi la mia mente”.

Quindi mi disse: “Quello che stende la barba dalle guance fino al dorso scuro, fu indovino – nel tempo in cui la Grecia si trovò priva di tutti gli uomini, così che rimasero soltanto i lattanti – e stabilì il momento con Calcante in Aulide per recidere la prima gomena. Ebbe nome Euripilo, e così lo nomina in modo solenne l’alta mia tragedia in un punto preciso: ben lo sai tu che la conosci tutta quanta.

@ MA DIMMI, DE LA GENTE CHE PROCEDE

Quindi passando la vergine cruda

20^ canto dell’Inferno.

Quinta parte.

“Non ha corso molto, che esso incontra una bassura, nella quale acquista maggiore ampiezza e la trasforma in palude; e suole d’estate talora essere povera di acque. Passando di lì la giovane selvaggia vide terra, nel mezzo della palude, senza vegetazione e priva di abitanti. In quel luogo, per allontanarsi da ogni convivenza tra uomini, si fermò con i suoi servi a praticare le sue magie, e visse, e vi lasciò il suo corpo privo dell’anima.

“Le persone che si erano sparse nei dintorni poi si riunirono in quel luogo, che era sicuro per la palude che aveva tutto intorno. Edificarono la città presso quelle ossa morte; e in onore di colei che in precedenza aveva prescelto il luogo, la chiamarono Mantova senza altre motivazioni del suo nome. Già la sua popolazione fu più numerosa nell’interno delle mura, prima che l’insensatezza del Casaloldo subisse l’inganno da Pinamonte. Perciò t’insegno che, se mai tu senti raccontare in altro modo l’origine della mia città, nessuna falsa narrazione alteri la verità”.

@ QUINDI PASSANDO LA VERGINE CRUDA

Tra Garda e Val Camonica e Pennino

20^ canto dell’Inferno.

Quarta parte. 

“Su nella bella Italia è situato un lago, ai piedi delle montagne che chiudono la Germania presso il Tirolo, che ha nome Benaco. Per mezzo di mille sorgenti, credo, e più si bagna il luogo tra Garda e la Val Camonica e la catena alpina a nord dall’acqua che si ferma nel lago suddetto. C’è un luogo nel suo punto mediano là dove il vescovo di Trento e quelli di Brescia e di Verona potrebbero dare la benedizione, se essi facessero quel viaggio.

È situata Peschiera, mirabile e salda roccaforte per fronteggiare Bresciani e Bergamaschi, in cui la sponda circostante più declina. Lì accadrà che tutto quanto trabocchi ciò che non può stare nel lago, e diventa fiume giù per i campi rigogliosi. Subito che l’acqua comincia a scorrere, non si chiama più Benaco, ma Mincio fino a Governolo, in cui si getta nel Po.

@ TRA GARDA E VAL CAMONICA E PENNINO

Aronta è quel ch’al ventre li s’atterga

20^ canto dellInferno.

Terza parte.

“Vedi Tiresia, che cambiò aspetto quando da maschio divenne femmina, mutandosi tutte quante le membra; e prima che ritornasse maschio, poi, gli fu necessario percuotere di nuovo i due serpenti attorcigliati, con lo stesso bastone. Quello che lo segue avendo la schiena di contro al ventre di lui è Arunte, che nelle Alpi Apuane, in cui coltivano la terra gli abitanti della Lunigiana che abitano di sotto, ebbe tra i bianchi marmi la grotta come sua dimora; da cui per contemplare le stelle e il mare la vista non gli era impedita.

“E quella che nasconde le mammelle, che tu non vedi, con i capelli sciolti, e ha ogni parte del corpo coperta di peli dal lato di dietro, fu Manto, che cercò per molte città e territori; dopo si fermò nel luogo in cui io venni al mondo; per cui desidero che mi ascolti un poco. Dopo che suo padre morì e la città di Baco divenne serva, questa andò a lungo per la terra.

@ ARONTA È QUEL CH’AL VENTRE LI S’ATTERGA

Drizza la testa, drizza, e vedi a cui

20^ canto dell’Inferno.

Seconda parte.

Possa Dio lasciarti, lettore, trarre giovamento dalla tua lettura, ora pensa da solo come io avrei potuto non piangere, quando vidi vicino la figura umana così stravolta, che il pianto degli occhi bagnava la fenditura fra le natiche. E io infatti io piangevo, appoggiato a uno dei massi sporgenti del duro ponte roccioso, così che la mia guida mi disse: “Anche ti fai parte degli altri sciocchi? Qui è pietoso quando si è spietati; chi è più scellerato che colui che sottomette l’azione umana alla giustizia divina?

“Alza la testa, alza, e vedi colui al quale si aprì la terra davanti agli occhi dei Tebani; per cui essi gridavano tutti: ‘Dove rovini, Anfiarao? perché abbandoni la battaglia?’. E non cessò di precipitare verso il basso fino a Minosse che ha in potere ciascuno. Guarda chi ha trasformato il dorso in petto; poiché volle prevedere il futuro, rivolge lo sguardo verso la parte posteriore e cammina a ritroso.

@ DRIZZA LA TESTA, DRIZZA, E VEDI A CUI