Io vidi per le coste e per lo fondo

19^ canto dell’Inferno.

Prima parte.

O Simone Mago, o gretti seguaci che le cariche spirituali, che dovrebbero essere unite alla bontà, e invece voi avidi contaminate con adulterio in cambio di denaro, adesso è destino che per voi suoni la tromba, poiché state nella terza bolgia. Giunti alla bolgia successiva, già eravamo saliti in quella zona del ponte roccioso che sovrasta perpendicolarmente proprio sulla parte media della bolgia. 

O sapienza divina, quanta è l’azione punitrice che manifesti nell’universo e nel mondo del male, e quanto giustamente la tua potenza distribuisce premi e castighi! Io vidi per le ripe e per il fondo la pietra di color ferrigno cosparsa di buchi, tutti di una larghezza e ciascuno era di forma sferica. Non mi sembravano meno ampi né più profondi di quelli che sono nel mio bel San Giovanni, costruiti scavando come spazio vuoto di fonti in cui si battezza; l’uno dei quali, non molti anni fa, io spezzai per un tale che vi affogava internamente: e questa sia la testimonianza che tragga d’inganno ognuno.

@ IO VIDI PER LE COSTE E PER LO FONDO

Un pensiero su “Io vidi per le coste e per lo fondo

  1. Il Canto è dedicato alla III Bolgia dell’Inferno a tutti coloro che hanno fatto commercio delle cose sacre, una fortissima invettiva contro il Clero (la chiesa) del tempo accusata attraverso i suoi più alti rappresentanti di turpi commerci. I simoniaci sono conficcati a testa in giù entro buche circolari dalle quali emergono solo le gambe, mentre fiammelle lambiscono loro le piante dei piedi e provocano dolore. Il Poeta cita Papi, Niccolò III (Orsini), che sembra esserne il protagonista, Bonifacio VIII e successivamente Clemente V di cui profetizza la dannazione eterna tramite paradossi, equivoci e paragoni.

    Singolare è l’assonanza della pena eterna stabilita da Dio nell’inferno di Dante con la condanna terrena, e umana, del delitto di assassinio. La pena eterna difatti, ricalca la condanna di giustizia degli assassini nel Medioevo che venivano messi a testa in giù in una buca poi riempita di sabbia provocando il soffocamento del condannato.

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