E quinci sian le nostre viste sazie

18^ canto dell’Inferno

Ultima parte.

Lui a sua volta gridò ma con voce di rimbrotto: “Perché tu sei così desideroso di guardare  più me che gli altri sudici?”. E io a lui: “Perché, se ricordo esattamente, già ti ho visto coi capelli asciutti, e sei Alessio Interminelli di Lucca: perciò ti guardo bene più che tutti gli altri”. 

Ed egli, percuotendosi il capo: “Mi hanno fatto sprofondare quaggiù le adulazioni di cui io non ebbi mai la lingua sazia”.

Dopo di ciò la guida mi disse: “Spingi lo sguardo un poco più avanti, così che tu raggiunga sicuramente con gli occhi il volto di quella immonda e scarmigliata bagascia che si graffia là con le unghie imbrattate di sterco, e una volta piega le cosce abbassandosi e una volta è ferma in piedi. È Taide, la prostituta che rispose al suo ganzo quando disse ‘Io ho grandi meriti nel tuo giudizio?’: ‘E per di più a meraviglia!’. E di questo siano paghi i nostri sguardi”.

@ E QUINCI SIAN LE NOSTRE VISTE SAZIE

 

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