E quella sozza imagine di froda

E quella sozza imagine di froda

17^ canto dell’Inferno. Gerione.

Dante immaginò il mostro, anziché con tre corpi, con tre nature: uomo nel volto, leone nelle zampe artigliate, serpente nelle rimanenti parti del corpo, con una coda biforcuta simile alle pinze dello scorpione”. Così Natalino Sapegno a proposito di Gerione, colui che trasporta i due poeti fino a Malebolge, l’ottavo cerchio dell’Inferno.

Re di un’isola occidentale, formato da tre corpi smisurati congiunti nell’addome, Gerione fu vinto da Ercole in una delle sue memorabili fatiche, e una leggenda, ripresa da Boccaccio, racconta che egli riceveva gli ospiti con benevolenza, e poi rubava i loro beni e li sopprimeva.

Anche Virgilio ne parla nell’Eneide; lo pone, infatti, nel vestibolo dellAde, insieme ad altre creature mostruose come lui, come la Chimera, i Centauri, le Gorgoni, lIdra di Lerna, le Arpie e Briareo. Tornando a Sapegno, egli sosteneva che il poeta si fosse ispirato al serpente della Genesi, colui che indusse Eva a peccare, rovinando di conseguenza lintero il genere umano. Il mostro ricreato dalla fantasia di Dante, infatti, sembra discendere dal drago dellApocalisse, il quale è sicuramente una raffigurazione del serpente biblico. In esso sono riunite le caratteristiche delle locuste, di cui si parla sempre nell’Apocalisse, e del Leviatano, il drago marino che Giobbe cattura negli abissi marini e lega con una fune.

A farne il simbolo della frode, Dante poté essere indotto e dalla struttura stessa multiforme che gli attribuiva e anche dal modo in cui doveva vederne ritratta la personalità nei mitografi”, ancora Sapegno.

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