I’ mi raggiunsi con la scorta mia

18^ canto dell’Inferno.

Quarta parte.

Ed egli a me: “Non lo dico con piacere; ma mi induce a farlo il tuo nitido linguaggio, che mi fa ricordare della vita terrena. Fui colui che costrinse Ghisolabella a soddisfare la libidine del marchese, in qualunque maniera sia divulgata la turpe diceria, in qualunque maniera sia divulgata la turpe diceria. E non soltanto io sono il bolognese che qui espia la sua colpa; all’opposto questo luogo ne è tanto colmo, che non vi sono attualmente tanti Bolognesi a dire ‘sì’ tra il Sàvena e il Reno; e se di ciò desideri una testimonianza sicura, ricordati della nostra indole avida di denaro”.

Mentre così parlava un demonio lo batté con la sua frusta, e disse: “Via, ruffiano! qui non vi sono donne da prostituire per ricavarne denaro”.

Mi ricongiunsi con la mia guida; in seguito con pochi passi pervenimmo là dove un ponte roccioso spuntava dalla parete. Ascendemmo quello assai facilmente; e rivolti a destra su per il suo pendio scheggiato, ci allontanammo da quella parete rocciosa.

@ I’ MI RAGGIUNSI CON LA MIA SCORTA

Vidi demon cornuti con gran ferze

18^ canto dell’Inferno.

Terza parte.

Di qua, di là, su per l’argine color ferrigno vidi diavoli forniti di corna con grandi fruste, che li percuotevano in modo feroce dalla parte posteriore. Ahi come facevano loro alzare i calcagni ai primi colpi! già nessuno aspettava i secondi né i terzi. Frattanto che io andavo, i miei occhi s’imbatterono con un dannato; e io subito dissi: “Già sono sazio di vedere costui”.

Per cui io fermai i piedi a raffigurarlo; e l’amata guida si fermò con me, e concesse che andassi un poco indietro. E quel fustigato pensò di nascondersi chinando il capo e gli occhi; ma gli giovò poco, dal momento che io dissi: “O tu che volgi l’occhio a terra, se le fattezze che hai non sono ingannevoli, tu sei Venedico Caccianemico. Ma che cosa ti fa arrivare a pene così acerbe?”.

@ VIDI DEMON CORNUTI CON GRAN FERZE

Nel fondo erano ignudi i peccatori

18^ canto dell’Inferno.

Seconda parte.

Qui ci trovammo, scossi dalla groppa di Gerione; e  il poeta procedette verso sinistra, e io gli andai dietro. A destra vidi un tormento diverso, una pena diversa e fustigatori diversi, delle quali cose era piena la prima bolgia. I peccatori nel fondo erano nudi; dalla mezzeria in qua ci venivano incontro, di là camminavano nella nostra stessa direzione, ma con andatura più affrettata della nostra, come i Romani per la moltitudine di gente, nell’anno del Giubileo, hanno escogitato un espediente atto a regolare il traffico dei pellegrini su per il Ponte Sant’Angelo, nel modo che da una parte tutti hanno la faccia verso Castel Sant’Angelo e vanno a San Pietro, dall’altro lato vanno verso la collinetta di Monte Giordano.   

@ NEL FONDO I PECCATORI ERANO IGNUDI

Nel dritto mezzo del campo maligno

18^ canto dell’Inferno.

Prima parte.

C’è un luogo nell’Inferno chiamato Malebolge, tutto di pietra di colore grigio scuro, come la parete rocciosa in forma circolare che lo avvolge intorno. Proprio nel mezzo del malvagio spazio piano si apre un pozzo assai ampio e profondo, di cui a suo luogo racconterò la struttura. Quella fascia che rimane dunque tra il pozzo e i piedi dell’alta parete rocciosa ha forma circolare, e ha il fondo suddiviso in dieci bolge.

Quale scena, nel luogo in cui per difesa delle cerchia un gran numero di fossati circondando i castelli, rende la zona in cui sono, tale immagine lì facevano quelle; e come in tali luoghi fortificati dalle loro entrate alla sponda esterna vi sono ponti, così dalla parte inferiore della ripa si dipartivano ponti rocciosi che intersecavano i margini e le bolge fino al pozzo che li interrompe e contiene.

@ NEL DRITTO MEZZO DEL CAMPO MALIGNO