Così ne puose al fondo Gerione

17^ canto dell’Inferno.

Ultima parte.

Essa se ne va discendendo a volo molto lentamente; vola tracciando larghe ruote e discende, ma non me ne avvedo se non per il fatto che un soffio d’aria mi fa vento al volto e dal basso. Io sentivo già a destra la cascata fare sotto di noi uno spaventoso frastuono, per cui protendo la testa in giù con gli occhi. Quindi io fui impaurito del salto, poiché vidi fuochi e sentii pianti; cosicché io tremando totalmente ristringo le cosce. E poi vidi, perché non lo vedevo prima, il procedere a spirale verso le pene che si avvicinavano ora da una parte ora dall’altra.   

Come il falco da caccia che ha volato a lungo, che senza vedere il richiamo a forma d’uccello o la preda fa dire al falconiere “Ohimè, tu scendi!”, discende fiacco nel luogo da cui è solito spostarsi veloce, con cento giri, e si mette lontano dal suo istruttore, sdegnato e crucciato; così Gerione ci depose alla base proprio ai piedi della parete rocciosa tagliata a picco, e, liberando il dorso dal peso dei nostri corpi, si allontanò come la cocca della freccia dalla corda dell’arco.   

@ COSÌ NE PUOSE AL FONDO GERIONE

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