Come la navicella esce di loco

17^ canto dell’Inferno.

Sesta parte.

Ma esso, che unaltra volta mi aveva soccorso in altro momento dincertezza, subito che salii mi cinse con le braccia e mi resse; e disse: “Gerione, va’ senz’altro indugio: i giri in volo siano ampi, e la discesa obliqua e lenta; poni mente all’insolito carico che tu hai”.

Come la barca esce dal suo posto indietreggiando a poco a poco, così si allontanò di lì; e dopo che si sentì interamente a suo agio, là dov’era il petto, volse la coda, e dopo averla distesa in lungo la mosse, come un’anguilla, e con le zampe fornite di unghie adunche concentrò a sé l’aria.

Non credo che fosse più intensa la paura quando Fetonte lasciò cadere di mano le redini, per cui la volta celeste fu incendiata, come appare anche ora; né quando il misero Icaro sentì le spalle perdere le penne per la cera che si era surriscaldata e sciolta, mentre il padre gli gridava “Segui un percorso erroneo!”, di quel che fu la mia, quando vidi che ero completamente sospeso nel vuoto, e vidi dileguata ogni visione tranne che della fiera.

@ COME LA NAVICELLA ESCE DI LOCO

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