I’ m’assettai in su quelle spallacce

17^ canto dell’Inferno.

Quinta parte.

E io, temendo che il sostare alquanto indispettisse lui che mi aveva consigliato di sostare poco, me ne tornai indietro dalle anime affrante. Trovai il mio maestro che era montato già sulla schiena della feroce bestia, e mi disse: “Ora sii forte e pieno di coraggio. D’ora in poi si scende con tali mezzi; sali davanti, dal momento che voglio stare nel punto mediano, così che la coda non possa danneggiare”.

Qual è colui che ha così vicino il brivido della febbre quartana, che ha già le unghie pallide, e trema totalmente al solo mirare un luogo in ombra, tale divenni io alle parole rivolte; ma mi ammonì il timore di sfigurare, che fortifica il servo al cospetto del valente signore. Mi sedetti su quelle spalle degne di una bestia tanto grande e deforme; bensì volli dire, ma la voce non uscì come io reputai: “Abbracciami”.

@ I’ M’ASSETTAI IN SU QUELLE SPALLACCE

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