Così ne puose al fondo Gerione

17^ canto dell’Inferno.

Ultima parte.

Essa se ne va discendendo a volo molto lentamente; vola tracciando larghe ruote e discende, ma non me ne avvedo se non per il fatto che un soffio d’aria mi fa vento al volto e dal basso. Io sentivo già a destra la cascata fare sotto di noi uno spaventoso frastuono, per cui protendo la testa in giù con gli occhi. Quindi io fui impaurito del salto, poiché vidi fuochi e sentii pianti; cosicché io tremando totalmente ristringo le cosce. E poi vidi, perché non lo vedevo prima, il procedere a spirale verso le pene che si avvicinavano ora da una parte ora dall’altra.   

Come il falco da caccia che ha volato a lungo, che senza vedere il richiamo a forma d’uccello o la preda fa dire al falconiere “Ohimè, tu scendi!”, discende fiacco nel luogo da cui è solito spostarsi veloce, con cento giri, e si mette lontano dal suo istruttore, sdegnato e crucciato; così Gerione ci depose alla base proprio ai piedi della parete rocciosa tagliata a picco, e, liberando il dorso dal peso dei nostri corpi, si allontanò come la cocca della freccia dalla corda dell’arco.   

@ COSÌ NE PUOSE AL FONDO GERIONE

Come la navicella esce di loco

17^ canto dell’Inferno.

Sesta parte.

Ma esso, che unaltra volta mi aveva soccorso ad un altro momento dincertezza, subito che salii mi cinse con le braccia e mi resse; e disse: “Gerione, va’ senz’altro indugio: i giri in volo siano ampi, e la discesa obliqua e lenta; poni mente all’insolito carico che tu hai”.

Come la barca esce dal suo posto indietreggiando a poco a poco, così si allontanò di lì; e dopo che si sentì interamente a suo agio, là dov’era il petto, volse la coda, e dopo averla distesa in lungo la mosse, come un’anguilla, e con le zampe fornite di unghie adunche concentrò a sé l’aria.

Non credo che fosse più intensa la paura quando Fetonte lasciò cadere di mano le redini, per cui la volta celeste fu incendiata, come appare anche ora; né quando il misero Icaro sentì le spalle perdere le penne per la cera che si era surriscaldata e sciolta, mentre il padre gli gridava “Segui un percorso erroneo!”, di quel che fu la mia, quando vidi che ero completamente sospeso nel vuoto, e vidi dileguata ogni visione tranne che della fiera.

@ COME LA NAVICELLA ESCE DI LOCO

I’ m’assettai in su quelle spallacce

17^ canto dell’Inferno.

Quinta parte.

E io, temendo che il sostare alquanto indispettisse lui che mi aveva consigliato di sostare poco, me ne tornai indietro dalle anime affrante. Trovai la mia guida che era montata sopra già sulla schiena della feroce bestia, mi disse: “Ora sii forte e pieno di coraggio. D’ora in poi si scende con tali mezzi; sali davanti, dal momento che voglio stare in mezzo, così che la coda non possa danneggiare”.

Qual è colui che ha così vicino il brivido della febbre quartana, che ha già le unghie pallide, e trema totalmente al solo mirare un luogo in ombra, tale divenni io alle parole rivolte; ma mi ammonì il timore di sfigurare, che fortifica il servo al cospetto del valente signore. Mi sedetti su quelle spalle degne di una bestia tanto grande e deforme; bensì volli dire, ma la voce non uscì come io reputai: “Abbracciami”.

@ I’ M’ASSETTAI IN SU QUELLE SPALLACCE