I’ m’assettai in su quelle spallacce

I' m'assettai in su quelle spallacce

17^ canto dell’Inferno. Oltre il centro.

E io, temendo che stare parecchio infastidisse lui che mi ha consigliato di stare poco, me ne tornai indietro allontanandomi dalle anime tormentate. Trovai la mia guida che era montata già sulla schiena della bestia crudele, e mi disse: “Ora sii forte e ardimentoso. D’ora in poi si scenderà con tali mezzi; sali davanti, dal momento che voglio essere mediano, così che la coda non possa nuocere”.

Com’è colui che sente avvicinarsi il brivido della febbre quartana, che ha già le unghie pallide, e trema interamente soltanto mirando un luogo ombroso e fresco, così diventai io rispetto alle parole dette; ma mi ammonì il timore di essere rimproverato, che fortifica il servitore davanti al suo valente signore. Mi sistemai sopra quella groppa; bensì volli dire, ma il suono della voce non uscì come io pensai: “Abbracciami”. 

Da leggere: Come la navicella esce di loco del 18.12.2019

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