Con questi Fiorentin son padoano

17^ canto dell’Inferno.

Quarta parte.

Dopo che fissai lo sguardo nel volto di taluni, sui quali piove il doloroso fuoco, non ne riconobbi nessuno; ma io mi avvidi che dal collo penzolava a ciascuno una borsa che aveva un determinato colore e un determinato stemma di famiglia, e di quella vista sembra che il loro occhio si nutra. E quando guardando con attenzione vengo tra loro, vidi su una borsa gialla un azzurro che aveva aspetto e comportamento di un leone. Poi, continuando il carro del mio sguardo a procedere oltre, ne vidi una seconda rossa come il sangue, che rappresentava un’oca più bianca che il burro.

E un dannato che aveva la sua borsa bianca con l’insegna di una scrofa azzurra e grassa, mi disse: “Tu che cosa fai in questa cavità? Ora vattene; e poiché sei ancora vivo, sappi che il mio concittadino Vitaliano sederà qui alla mia sinistra. Sono padovano con questi Fiorentini: molte volte mi offendono l’udito gridando: ‘Sia dannato il gran cavaliere, che porterà la borsa con tre capri’ “. A questo punto distorse la bocca e tirò fuori la lingua, come il bue che lecchi il naso.

@ CON QUESTI FIORENTIN SON PADOANO

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