I’ m’assettai in su quelle spallacce

I' m'assettai in su quelle spallacce

Dante, su invito di Virgilio, un’altra volta è andato completamente solo su per lʼorlo estremo del settimo cerchio dellʼInferno, terzo girone. E quando ha guardato alcuni dannati, gli usurai, non ne ha riconosciuto nessuno; ma si è avveduto che dal collo a ognuno pendeva una borsa che aveva un dato colore e un dato blasone.

E mentre egli guardando con attenzione è venuto tra di loro, in una borsa gialla ha visto una figura di colore azzurro con lʼaspetto e lʼatteggiamento di un leone. Poi, guardando oltre, ha visto unʼaltra di esse rossa come il sangue, palesando unʼoca più bianca del burro.

E uno, che ha disegnata con una scrofa azzurra e pingue la sua borsa bianca, gli ha chiesto che cosa facesse in quella buca, intimandogli di andarsene; e poiché il poeta era ancora vivo, avrebbe dovuto sapere che il di lui concittadino Vitaliano si sarebbe seduto alla sua sinistra. E ha chiosato: “Sono il solo Padovano con questi Fiorentini: molte volte mi rintronano le orecchie gridando: ʻVenga all’Inferno il sommo cavaliere, che porterà con sé la borsa con tre capri!’ “. Qui ha deformato la bocca e tirata fuori la lingua, come il bue che si strofini il naso.

17^ canto dell’Inferno. Oltre il centro di esso. Dove Dante, temendo che stare parecchio infastidisse Virgilio che lo ha consigliato di stare poco, se ne torna indietro allontanandosi dalle anime tormentate. E lo trova che è montato già sulla schiena della bestia crudele, e gli dice: “Ora sii forte e ardimentoso. D’ora in poi si scenderà con mezzi simili a questo; sali davanti, dal momento che voglio stare in mezzo, sicché la coda non possa nuocerti”.

A questo punto della narrazione, il poeta ci regala una mirabile similitudine, l’ennesima. Questa: “Com’è quello che sente avvicinarsi il brivido della febbre quartana, che ha già le unghie pallide, e trema interamente soltanto mirando un luogo ombroso e fresco, così diventai io…”

Egli si sistema sopra la groppa della bestia – della quale tra poco conosceremo il nome; bensì vuole dire, ma il suono della voce non esce come pensa, vale a dire di far sì che Virgilio lo cinga con le braccia. Ma esso, che altre volte lo ha aiutato in altre situazioni rischiose, non appena il poeta sale lo abbraccia e lo tiene fermo; e dice: “Gerione, vai senza indugio: i volteggi siano ampi, e la discesa lenta; presta attenzione al carico insolito che tu hai”.

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