Fa che di noi a la gente favelle

Fa che di noi la gente favelle

16^ canto dellʼInferno. Oltre il centro.

“I nuovi abitanti e le ricchezze rapidamente acquisite hanno prodotto alterigia e dissolutezza, Firenze, nei tuoi cittadini, così che tu già te ne duoli”. Così gridai con il volto alzato; e i tre, che compresero ciò come replica, si contemplarono l’un l’altro con l’atteggiamento di chi è convinto di una verità.

Se le altre volte ti costa così poco”, risposero tutti, “dare risposte così soddisfacenti ad altri, beato te se parli così quanto ti paia e piaccia! Perciò, se tu esci sano e salvo da queste tenebre infernali e torni a rivedere le belle stelle, quando ti piacerà dire di essere venuto qui fa in modo che parli di noi alle persone”. Di qui ruppero il cerchio, e ad allontanarsi correndo le loro gambe sembrarono ali tanto furono veloci. Non si sarebbe potuti dire un amen rapidamente così come essi furono scomparsi; per cui al maestro sembrò opportuno allontanarsi. Io gli tenevo dietro, e ci eravamo incamminati da poco, ma lo scroscio del ruscello sanguigno ci era tanto vicino, che se pure avessimo parlato saremmo stati uditi a fatica.

Da leggere: Io avea una corda intorno cinta del 12.12.2019

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