Ello passò per l’isola di Lenno

Ello passò per l'isola di Lenno

La risposta di Venedico Caccianemico a Dante, il quale lo ha prima riconosciuto e poi interrogato, non si è fatta attendere. Ci troviamo a Malebolge, lʼottavo cerchio dellʼInferno, precisamente nella prima bolgia, tra i ruffiani. Qui il dannato si è rivolto al poeta dicendogli che il modo di parlare di questi, che gli ha fatto tornare alla memoria la vita terrena, lo costringeva a rispondergli, anche se malvolentieri. Detto ciò, si è dichiarato come quello che indusse Ghisolabella a soddisfare la libidine del marchese, comunque fosse stata diffusa la turpe notizia.

Per proseguire dicendo che lui non era l’unico Bolognese tormentato lì; “all’opposto questa bolgia né è tanto colma, che non vi sono tanti miei conterranei attualmente a Bologna”, aveva specificato;  e se di ciò desiderava la fiducia nella sua parola o una testimonianza sicura, il suo interlocutore si ricordasse della loro avida natura.

Mentre parlava così un diavolo lo ha colpito con il suo scudiscio di cuoio, e, chiamandolo ruffiano, gli ha intimato di allontanarsi, poiché lì non vi erano donne da prostituire per guadagno.    

Allora Dante si è ricongiunto con il maestro; e dopo pochi passi sono pervenuti dove uno dei ponti di pietra emerge dalla parete di roccia.

18^ canto dell’Inferno. Oltre il centro di esso. Dove i due poeti risalgono quello assai facilmente; e rivolti a destra su per la china scagliosa, si allontanano dalla parete rocciosa sopra citata. Quando essi sono là dove si apre il vuoto sotto di esso per permettere il passaggio ai frustati, Virgilio dice a Dante: “Fermati, e fa’ sì cada su di te lo sguardo di questi altri dannati, ai quali finora non hai visto il volto poiché hanno camminato nella nostra direzione”.

E qui il poeta precisa: “Dall’antico ponte rivolgevamo lo sguardo alla fila che si avvicinava a noi dalla parte opposta, e che la frusta fa camminare di continuo e in fretta allo stesso modo”.

E Virgilio, senza che Dante lo interpelli, gli dice: “Guarda quel colosso che si fa avanti, e malgrado la sofferenza non sembra che pianga: quanta altera regalità conserva tuttora! Quegli è Giasone, che con il coraggio e il senno privò i Colchi del vello d’oro. Esso toccò in un tratto del suo percorso l’isola di Lemno, dopo che le audaci donne avevano ucciso senza pietà tutti i loro uomini”. Stop. Ma non finisce qui, nella prima bolgia, questa volta tra i seduttori, cui appartiene Giasone.

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