Per ch’io figurarlo i piedi affissi

Per ch'io a figurarlo i piedi affissi

Siamo a Malebolge, lʼottavo cerchio dellʼInferno, quello che ha il fondo suddiviso in dieci bolge. I due poeti vi sono giunti grazie alla creatura alata che li ha prelevati dal margine di pietra delimitante, del cerchio precedente, il terzo girone. Dove Dante ha potuto fare la conoscenza degli usurai – e, prima di essi, dei bestemmiatori e dei sodomiti – e li ha deposti lì dalla sua schiena. Infatti, “ci trovammo in questo luogo”, ha confermato.

Luogo in cui alla sua destra ha avuto modo di vedere un nuovo spettacolo angoscioso, una pena mai vista e fustigatori di una nuova specie, delle quali cose è piena la prima bolgia. “Nel fondo i peccatori erano nudi; nella zona vicino all’argine ci venivano incontro, nellʼaltra procedevano nella nostra direzione, ma con unʼandatura più affrettata della nostra”, ha poi precisato.

E a questo punto egli ha fatto un paragone con quanto era successo nellʼanno del Giubileo, quando i Romani avevano escogitato un espediente per regolare il transito dei pellegrini su per il ponte Sant’Angelo, che da un lato tutti guardavano la Mole Adriana e si recavano a San Pietro, e dall’altro lato di dirigevano verso Monte Giordano.

18^ canto dell’Inferno. In direzione del centro. Dove Dante e Virgilio camminano, uno dietro lʼaltro, su per i ferrigni argini della bolgia predetta, e il poeta vede un scena atroce: alcuni diavoli provvisti di corna percuotono spietatamente con le fruste i dannati sulla schiena.

Ahi quanto facevano alzare loro i calcagni alle prime sferzate! ormai nessuno attendeva le seconde né le terze”, egli rileva a questo punto. E frattanto che continua ad avanzare, il suo sguardo è attratto da un dannato, sicché non può fare a meno di domandarsi se è la prima volta che vede costui.

“E perciò mi fermai a raffigurarlo”, egli ci informa; e Virgilio si ferma con lui, consentendogli di arretrare un poco per dargli la possibilità di scambiare due parole con quello. Il quale, osservando attentamente il movimento di Dante, sʼillude di nascondersi abbassando gli occhi; ma la mossa gli giova poco, tanto che il poeta gli si rivolge immediatamente, dicendogli: “O tu che abbassi lo sguardo, se le tue fattezze non mʼingannano, tu sei Venedico Caccianemico. Ma che cosa ti porta a pene così pungenti?”.

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