Nel fondo erano ignudi i peccatori

Nel fondo erano ignudi i peccatori

A volte anche i mostri sono utili. Pensate a Gerione che ha permesso ai due poeti di accedere a Malebolge, lʼottavo cerchio dellʼInferno, deponendo gli stessi ai margini del vastissimo pianoro caratterizzato da dieci fosse circolari, le famigerate bolge.

Siffatta creatura era risalita lungo la parete rocciosa che separa Malebolge dal settimo cerchio, fino al margine che delimita quest’ultimo.

Lo scopo? Quello di prendere in consegna Virgilio e Dante, e trasferirli lì dopo una  discesa che ha intimorito non poco il poeta.

18^ canto dell’Inferno. Dopo l’esordio. In cui egli prima spiega che si trovano in questo luogo scossi dalla schiena di questa creatura, poi dice che Virgilio procede verso sinistra, e lui gli va dietro, infine prosegue così: “A destra vidi un nuovo spettacolo angoscioso, una pena mai vista e fustigatori di una nuova specie, delle quali cose era piena la prima bolgia.

“Nel fondo i peccatori erano nudi; nella zona vicino all’argine ci venivano incontro, nell’altra procedevano nella nostra direzione, ma con un’andatura più affrettata della nostra, come i Romani a causa della moltitudine delle persone, l’anno del Giubileo, su per il ponte Sant’Angelo hanno escogitato l’espediente per regolare il traffico dei pellegrini, che da un lato tutti guardano la mole Adriana e si recano a San Pietro, dall’altro lato si dirigono verso il monte Giordano”.

Peccatori che sono i ruffiani e i seduttori.

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