Io avea una corda intorno cinta

16^ canto dell’Inferno.

Sesta parte.

Io avevo una corda fasciata intorno ai fianchi, e con essa mi ero proposto talora di catturare la lonza dalla pelliccia screziata. Dopo che io la ebbi disfatta interamente, come il maestro mi aveva comandato, gliela tesi aggrovigliata e avvoltolata più volte a mo’ di matassa. Pertanto egli si rivolse verso destra, e abbastanza lontano dall’orlo la scagliò verso il basso in quell’alto burrone.

“Tuttavia dovrà accadere che segua una cosa conosciuta per la prima volta”, dicevo fra me stesso, “all’insolito richiamo che il maestro segue così con l’occhio”.

Ahi quanto prudenti devono essere gli uomini nei riguardi di coloro che non soltanto vedono gli atti esteriori, ma penetrano con l’intelletto nei pensieri altrui!

@ IO AVEA UNA CORDA INTORNO CINTA

Un amen non saria possuto dirsi

16^ canto dell’Inferno.

Quinta parte.

Non si sarebbe potuto dire un amen così rapidamente come essi furono scomparsi; per cui al maestro parve bene di allontanarsi. Io gli tenevo dietro, ed eravamo avanzati poco, quando lo scroscio del ruscello ci era così vicino, che per quanto avessimo parlato ci saremmo uditi a stento. Come quel fiume che ha per primo il proprio corso dal Monviso verso oriente, dal declivio sinistro dell’Appennino, che si chiama Acquacheta nella parte superiore, prima che defluisca in basso nella pianura, e a Forlì è privo di quel nome, rimbomba là presso l’abbazia di San Benedetto dell’Alpe per gettarsi giù da un dislivello laddove doveva essere letto sufficiente per mille fiumi; così, in fondo a una parete scoscesa, trovammo echeggiare quel ruscello rosso sangue, così che in poco tempo avrebbe danneggiato l’udito.

@ UN AMEN NON SARIA POSSUTO DIRSI

Cortesia e valor dì se dimora

16^ canto dell’Inferno.

Quarta parte.

“Possa l’anima governare per lungo tempo il tuo corpo”, rispose quegli di nuovo, “e possa la tua fama risplendere dopo la tua morte, dicci se le virtù confacenti all’animo nobile si trovano nella nostra città com’era solito, o se sono venute meno completamente; perché Guglielmo Borsiere, il quale soffre con noi da poco e si accompagna là coi compagni, ci affligge molto con le sue parole”.

“I nuovi abitanti e le ricchezze accumulate in breve tempo hanno prodotto superbia e mancanza di senso della misura, Firenze in te, così che tu già te ne lamenti”.

Così gridai con il viso verso l’alto; e i tre, che capirono ciò come replica, si contemplarono l’un l’altro come ci si guarda con intenzione udendo confermare la verità di un nostro timore.

“Se l’altre volte ti costa così poco”, risposero tutti, “accontentare gli altri, beato te se parli  nel modo suddetto a tuo talento! Perciò, possa tu uscire sano e salvo da questi luoghi oscuri e tornare a vedere di nuovo le belle stelle, quando ti piacerà dire ‘Io fui all’Inferno’ parla di noi ai vivi”. Dopo interruppero il cerchio,  e a fuggire le loro gambe veloci sembrarono ali.

@ CORTESIA E VALOR DÌ SE DIMORA