La fama nostra il tuo animo pieghi

16^ canto dell’Inferno.

Seconda parte.

Non appena ci fermammo, essi ricominciarono il lamento momentaneamente tralasciato; e quando furono arrivati vicino a noi, tutti e tre formarono un cerchio tenendosi per le mani. Come sogliono fare i lottatori nudi e unti di olio, studiando la presa più efficace per sopraffarsi a vicenda, prima che si colpiscano e si feriscano, così girando, ognuno rivolgeva il viso verso di me, così che il collo si muoveva in modo incessante nel senso inverso rispetto ai piedi.

E uno di loro cominciò: “Se la miserabile condizione di questo luogo molle rende spregevoli noi e le nostre preghiere, e il volto annerito e scorticato, la nostra fama induca la tua volontà alla benevolenza di dirci chi sei tu, che così immune dalle pene stropicci i piedi da vivo nell’Inferno. Questi, di cui mi vedi calpestare le orme, quantunque sia nudo e spelato, fu di rango alto più di quanto tu non creda: fu nipote della virtuosa Gualdrada; ebbe nome Guido Guerra, e nella sua vita agì molto con il senno e con la milizia. Il secondo, che dietro me calpesta il terreno sabbioso, è Tegghiaio Aldobrandi, le cui parole fra i vivi avrebbero dovuto essere apprezzate. E io, che sono mandato al tormento con loro, fui Iacopo Rusticucci, e certo la ritrosa moglie mi reca danno più che altre cose”.

@ LA FAMA NOSTRA IL TUO ANIMO PIEGHI

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