Faccian le bestie fiesolane strame

15^ canto dell’Inferno.

Quinta parte.

 “Un’antica nomea sulla terra li definisce privi di senno; è una popolazione avida, invidiosa e mossa a superbia: liberati dai loro usi. La tua sorte ti riserva tanta fama, perché l’una e l’altra fazione avranno un desiderio intenso di te; ma l’erba sarà lontana dal capro. I cittadini discesi dai Fiesolani facciano foraggio di loro stessi, e non danneggino la progenie, se qualcuno si leva tuttora dal loro letamaio, in cui viva di nuovo la discendenza santa di quei Romani che vi rimasero quando fu costruito il nido di tanta mala azione”.

      “Se fosse interamente esaudito il mio desiderio”, gli risposi, “voi non sareste finora esiliato dalla vita umana; perché mi è confitta nella memoria, e adesso mi addolora, l’amata e buona immagine paterna di voi quando sulla terra di tanto in tanto mi insegnavate come gli uomini acquistano fama durevole: e quanto mi sia cara, finché sarò vivo dovrà accadere che si riconosca nel mio discorso.

@ FACCIAN LE BESTIE FIESOLANE STRAME

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