E quel medesmo, che si fu accorto

14^ canto dell’Inferno.

Terza parte.

Cominciai: “Maestro, tu che superi tutti gli ostacoli, eccetto che i demoni tenaci che ci sono venuti incontro minacciosamente all’ingresso della porta, chi è quel grande che non sembra che prenda in considerazione il fuoco e sta disteso sprezzante e bieco, così che la pioggia non sembra che lo tormenti?”.

E quello stesso, che si era avveduto che io domandavo alla mia guida di lui, gridò: “Quale io fui durante la vita, tale sono da morto. Anche se Giove rendesse stanco il suo fabbro da cui adirato afferrò la saetta appuntita da cui fui colpito il giorno della mia morte; o anche se egli rendesse stanchi gli altri a vicenda nell’officina oscura del Mongibello, incitando “Valente Vulcano, aiuto, aiuto!”, come egli fece nel combattimento di Flegra, e mi scagliasse saette con tutta la sua forza: non ne potrebbe avere la gioiosa soddisfazione di vedermi umiliato”.

@ E QUEL MEDESMO, CHE SI FU ACCORTO

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