Surge in vermena e in pianta silvestra

surge in vermena e in pianta silvestra

Come si fa a non tornare nel tredicesimo canto dellʼInferno, precisamente nella selva dei suicidi e degli scialacquatori, che è pure il secondo girone del settimo cerchio del baratro infernale? Già, come si fa? Se lo facessimo, cioè non tornarci, ci perderemmo il seguito dellʼincontro tra i due poeti e Pier della Vigna. E non sarebbe cosa buona e giusta.

Per cui, dopo aver ricordato che Virgilio, in particolare, ha atteso un poʼ prima di riprendere la parola, e dopo aver precisato che al poeta egli ha appena chiesto – visto che quellʼeminente uomo di Stato si è zittito,  una volta che ha spiegato le vere ragioni della sua morte – di non perdere lʼoccasione di rivolgere qualche domanda a costui, se ancora era interessato a intrattenere quel rapporto così speciale.

A quel punto Dante aveva risposto che non poteva, tanta era lʼangoscia che gli attanagliava la mente e il cuore, e che era meglio se proseguiva lui, Virgilio. Così questi non si fa pregare e, con voce ferma, si rivolge alla pianta in tal modo: “Spirito prigioniero, dicci in che modo lʼanima si congiunge a questi tronchi nodosi; e, se puoi, dicci se qualcuna delle anime si liberi da membra tanto strane”.

Allora il tronco emette un soffio modulato a parole, e poi il soffio diventa questa voce: “Vi darò subito una risposta esauriente. Quando lʼanima crudele si allontana dal corpo, Minosse la scaglia nel settimo cerchio.

Cade qui, in questa selva, e non la sceglie nessun luogo particolare; ma nel punto in cui è destinata dalla sorte, proprio lì germoglia come un seme di frumento. Surge in vermena e in pianta silvestra: le Arpie, nutrendosi successivamente delle sue foglie, la feriscono, e dalle lacerazioni il dolore si manifesta in lamenti strazianti.

Come tutte le altre anime dannate saremo presenti nel giorno del Giudizio a riappropriarci dei corpi di cui ci siamo liberate sulla Terra, ma non in modo che qualcuna di noi se ne possa rivestire, perché non è giusto avere di nuovo quello che lʼuomo sottrae a sé stesso in modo così violento. I corpi li trasporteremo qui, e resteranno sospesi in questa triste selva, ciascuno ad aderire allʼarbusto della sua anima nemica”.

E più non dice, lasciando i due poeti in paziente attesa. “Chissà che cosa avrà ancora da raccontarci”, avranno pensato entrambi. E invece…

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