Piovean di foco dilatate falde

14^ canto dell’Inferno.

Seconda parte.

Vidi molte schiere di anime nude che piangevano tutte in modo assai doloroso e miserando, e sembrava prescritta loro una differente pena. Alcuni dannati stavano distesi a terra, altri sedevano tutti concentrati col corpo su loro stessi, altri camminavano incessantemente. La schiera che andava intorno era più numerosa, e meno quella che stava distesa sotto la pena, ma aveva la lingua più pronta al lamento.

Sopra tutto il terreno sabbioso, con un precipitare poco veloce, cadevano larghe falde di fuoco, come di neve in montagna in assenza di vento. Quali le fiamme che Alessandro nella parte più calda dell’India vide precipitare sopra la sua moltitudine armata consistenti  fino a terra, per cui egli dette ordine alle sue schiere di pestare il suolo, perché il vapore igneo si estingueva in modo migliore intanto che era isolato: tale scendeva la pioggia di fuoco che cade continua; per cui il terreno sabbioso s’infuocava, come la materia secca e infiammabile sotto il battere dell’acciarino sulla pietra focaia, a raddoppiare la sofferenza. Il movimento affannoso e frenetico delle misere mani non era mai senza sospensione, una volta di qua e una volta di là scuotendo da sé le fiamme appena cadute.

@ PIOVEAN DI FOCO DILATATE FALDE

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