I’ fui de la città che nel Batista

13^ canto dell’Inferno.

Ultima parte.

Diceva: “O Iacopo da Sant’Andrea, a che cosa ti è stato utile servirti di me come mezzo di riparo? che colpa ho io della tua vita peccaminosa?”.

Quando Virgilio si fermò presso di lui, disse: “Chi fosti, che attraverso tante ferite emetti parole dolenti con il sangue?”. 

Ed egli a noi: “O anime che siete arrivate per vedere la lacerazione indecorosa che ha staccati così da me i miei ramoscelli frondosi, metteteli insieme alla base dello sventurato cespuglio. Fui della città che col Battista sostituì il primo patrono; ed egli per questo la rattristerà sempre con le lotte civili; e se non fosse che in capo del Ponte Vecchio all’Arno si tramanda anche ora di lui una figura comunque ridotta, quegli abitanti che poi la riedificarono sopra le rovine che rimasero dopo Attila, avrebbero fatto lavorare invano i costruttori. Io feci della mia casa un luogo di supplizio”.

@ I’ FUI DE LA CITTÀ CHE NEL BATISTA

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