In quel che s’appiattò miser li denti

13^ canto dell’Inferno.

Sesta parte.

Noi eravamo ancora attenti al ramo troncato, pensando che ci volesse dire altre cose, quando fummo colti di sorpresa da un rumore, analogamente a colui che sente arrivare il cinghiale e il gruppo dei battitori e dei cani verso il luogo del suo appostamento, che ode le bestie, e frusciare i ramoscelli frondosi. Ed ecco due dalla parte sinistra, nudi e graffiati, correre fuggendo così velocemente, che spezzavano ogni cespuglio della selva.

Quello davanti: “Ora soccorri, soccorri, morte!”. E l’altro, al quale sembrava di andare troppo lento, gridava: “Lano, le tue gambe non furono così rapide negli scontri dalle parti del Toppo!”. E dal momento che forse gli mancava il fiato, fece un solo viluppo di sé e di un cespuglio. Dietro a loro la selva era affollata da cagne nere, piene di brame e sfrenate alla corsa come cani da caccia che fossero liberati dal guinzaglio. Addentarono quello che si era acquattato, e lo lacerarono pezzo a pezzo; poi si portarono via quelle membra doloranti. A quel punto la mia guida mi prese per mano, e mi condusse al cespuglio che piangeva invano attraverso le fessure sanguinanti.

@ IN QUEL CHE S’APPIATTÒ MISER LI DENTI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...