Piovean di foco dilatate falde

Piovean di foco dilatate falde

Chi sono quelle anime che Virgilio e Dante hanno davanti ai propri occhi, e che colmano con la loro presenza la superficie sabbiosa di una grande spianata?

Sì, le stanno guardando quasi studiandole – hanno, infatti, uno sguardo acceso dʼinteresse – dal margine del sabbione, che circonda la selva dei suicidi e degli scialacquatori appena visitata, e che rappresenta nellʼordinamento infernale il terzo girone del settimo cerchio.

Dal resoconto che il poeta ne fa a beneficio del lettore, nel 14^ canto dellʼInferno appena iniziato, apprendiamo che alcune di quelle anime stanno distese a terra – e sono i bestemmiatori, tra i quali si distingue Capaneo di cui avremo notizie quanto prima – altre siedono tutte ripiegate su loro stesse – e sono gli usurai – altre ancora camminano senza fermarsi mai – e sono i sodomiti.

Apprendiamo, inoltre, che la schiera che cammina incessantemente è decisamente quella più numerosa, mentre quella supina lo è di meno, ma si lamenta maggiormente.

Ma la descrizione non finisce qui – i dannati avrebbero esultato di ciò: infatti, dovʼè il supplizio?

Eccolo. Sopra tutta lʼestensione della spianata sabbiosa, con estrema lentezza, “piovean di foco dilatate falde”, racconta il poeta, “similmente alla neve che cade sulla cima delle montagne più alte quando non soffia il vento”.

A questo punto Dante si lancia in unʼardita similitudine, per dare lʼidea di quello che vede. Leggiamo: “Come Alessandro Magno nelle zone più calde del sub-continente indiano vide precipitare a terra sopra il suo esercito una pioggia di fuoco, per cui egli ordinò ai suoi soldati di pestare più volte il terreno coi piedi, affinché la materia incandescente si estinguesse intanto che lʼincendio era agli inizi: allo stesso modo scendevano le falde di fuoco senza tregua e senza fine; e la sabbia si arroventava, come la materia infiammabile brucia per la scintilla della pietra focaia colpita dallʼacciarino, ad accrescere la sofferenza dei dannati”.

A seguito della caduta continua delle falde di fuoco, i dannati non possono fare altro che ruotare le mani con un rapido movimento, ora da una parte ora dallʼaltra nellʼillusione di allontanare da loro le fiamme appena cadute. Appunto, nellʼillusione.

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